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mercoledì 26 marzo 2008

Harley-Davidson. 105° Anniversario... (Prima parte)

Tanti ne sono passati da quando in un piccolo casotto di legno di appena 13 metri quadrati quattro intraprendenti giovani appassionati di meccanica si misero in testa di produrre una moto. Arthur Davidson, Walter Davidson, William Harley e Wlliam Davidson. Questi i loro nomi!
La moto era una monocilindrica con trasmissione a cinghia che nella versione prototipo si dice che montasse un carburatore fatto con un barattolo di conserva. La versione definitiva che aveva una cilindrata d 405 cc. riusciva a sviluppare la potenza di 3 cavalli. Lanciata sul mercato nel 1903 la moto fu chiamata “silent gray fellow” ovvero “compagno grigio silenzioso” poiché i suoi costruttori avevano prestato gran cura nella riduzione dei rumori. Una peculiarità di questa moto fu la valvola di ammissione automatica, ovvero azionata dalla stessa depressione creata dal pistone. La produzione di questa moto fu presto aggiornata con un propulsore di 450 cc. e 4 cavali di potenza. Nel 1909 i vulcanici fondatori produssero un bicilindrico a V stretto con 4 cavalli di potenza, che introduceva un’altra interessante novità tecnica: la forcella anteriore Harley Davidson. Questa nuova forcella che negli anni a venire avrebbe fatto scuola in tutta Europa, al punto da essere utilizzata sulle Brough Superior, era a biscottini inferiori oscillanti su cui si infulcravano due elementi tubolari, paralleli ai bracci principali, che una volta sollecitati agivano su una grossa molla posta parallelamente al cannotto di sterzo. Intorno al 1907 la piccola fabbrichetta si ingrandì ed il personale salì a poco meno di 20 operai. Una goccia nell’oceano in confronto ai 9000 dipendenti che oggi vi lavorano. Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quel lontano 1903. In tutto questo periodo l’Harley è sempre rimasta a galla, utilizzando svariate motorizzazioni: monocilindriche a quattro e due tempi, bicilindriche con motore boxer a cilindri longitudinali e a V stretto come quelli ancor oggi utilizzati. Nemmeno le guerre hanno fermato l’attività di questo vulcanico marchio. Quando gli Stati Uniti entrarono, anche se tardivamente, nel primo conflitto mondiale, ovvero nel 1917, l’Harley sospese tutte le produzioni di moto civili per mettersi a produrre moto per uso militare. Ne approntò 20 mila istituendo anche una serie di scuole di addestramento per i meccanici militari che avrebbero dovuto curarne la manutenzione e la riparazione. (Continua…)

domenica 23 marzo 2008

Buona Pasqua!

Lo staff di "Due ruote nel web" augura a tutti gli utenti della rete una Buona Pasqua. Arrivederci a dopo le feste!

Willy, Melus

martedì 18 marzo 2008

Motociclisti e mannaie guard rail!

La considerazione che i nostri legislatori ed amministratori hanno per noi motociclisti viene dimostrata da come ancora in Italia continuano ad esistere dei guard rail che sono delle vere e proprie mannaie. Il povero motociclista che ci si va a schiantare contro, nella maggioranza dei casi decede, ma se ha un pò di fortuna se ne può uscire con qualche arto falciato o su una sedia a rotelle per tutta la vita. Non mi sembra proprio questa la funzione che dovrebbero avere questi benedetti guard rail! Forse quelli attuali potrebbero ancora andar bene per le auto o per i camion, ma non certo per le moto. E allora cosa si aspetta a modificarli per renderli sicuri nei confronti di tutti gli utenti della strada? Che forse i motociclisti non sono considerati tali, o che forse le moto sono rare come le mosche bianche? O che forse noi motociclisti siamo considerati come utenti di classe B, e come tali non abbiamo diritto di essere tutelati? Mi sembra che con quanto paghiamo di bollo, di assicurazione e di pedaggi stradali potremmo anche pretendere che si sperimenti qualcosa di più efficace e meno lesivo nei nostri confronti. Sono certo che nei cassetti di chi pigia i bottoni vi siano già dei progetti validi in sostituzione delle attuali mannaie. Sostituirle costerebbe molto caro? Non c’è dubbio! Ma quando si vuole il denaro si trova subito. Eccome! Basterebbe, tanto per fare un esempio, che i comuni che gestiscono i loro autovelox evolvessero i loro incassi per sostenere le spese di sostituzione o di modifica delle maledette lame nel territorio di loro competenza.

Melus

venerdì 14 marzo 2008

Moto Guzzi Stelvio. Quegli occhioni tristi!

Gran parlare in questi giorni della Moto Guzzi Stelvio. Siti internet, blog, forum sono pieni di domande, di interrogativi, di perplessità. Esaminando solo la parte estetica c’è chi la reputa orripilante e chi invece bella anche se non molto originale in quanto ricalca certe architetture alquanto simili ad un altro marchio che tutti conosciamo benissimo ed a cui la Guzzi chiaramente si ispira. Lasciano inoltre perplessi quei due fanaloni dallo sguardo spaurito che sembrano dire: speriamo che tutto vada per il verso giusto e che non ci sia qualche solita “sbadataggine” che possa compromettere il mio esordio. Sembra proprio che siano questi fanaloni il principale pomo della discordia. Ad essere sinceri non concedono nulla all’eleganza ed al design poiché sembrano messi lì solo per fare il loro dovere: la luce! Ho letto che non sono altro che le parabole della vespa incastonate in un cupolino che anch’esso non dice gran che e che sembra sia stato montato nella fase sperimentale solo per proteggere i collaudatori ma poi lasciato lì in quanto ritenuto oltre che funzionale anche caratterizzante. Ad onor del vero mi sarebbe dispiaciuto se al posto di quegli occhioni tristi si fosse proceduto ad inserire la solita fanaleria con gli occhi a mandorla a cui i signori giapponesi ci hanno ormai abituato al punto che non si concepisce più una carenatura senza questo tipo di soluzione. Bene hanno fatto quindi i designers della Guzzi ad adottare queste forme che almeno nel bene o nel male caratterizzano frontalmente questo prodotto della nostra industria motociclistica. Per quanto riguarda la parte meccanica non vi e proprio nulla da eccepire poiché siamo proprio al top. La mia unica perplessità sono quelle quattro valvole per cilindro che la Guzzi puntualmente fa comparire e poi scomparire nelle sue motorizzazioni. E dire che ormai i nostri rivali con gli occhi a mandorla ci hanno abituati a considerare le quattro valvole come la cosa più semplice e banale di questo mondo. La Yamaha addirittura montava motori a cinque valvole per cilindro, che non hanno mai dato problemi a che poi sono stati riportati a quattro solo per ridurre i costi. Il tempo comunque ci dirà se finalmente questo propulsore con quattro valvole, peraltro montato su altri recenti modelli della Guzzi, sarà veramente affidabile. Per adesso i concessionari mettono la Stelvio a disposizione dei clienti o degli interessati per una prova su strada, ma il responso di chi ha avuto la fortuna di provarla è da ritenersi sommario. Non si può valutare una moto effettuando solo un giretto di qualche chilometro dandone poi un responso negativo o positivo che sia. Attendiamo quindi che la moto venga venduta e che i nostri centauri italici comincino a macinare un bel pò di chilometri su strade asfaltate e su sterrati. Il loro responso unito al passa parola ci farà realmente capire quali siano i pregi e quali i difetti (se ve ne saranno) di questa moto che sulla carta sembra non abbia proprio nulla da invidiare alla sua sorella più blasonata.

Melus

mercoledì 12 marzo 2008

ZTL a Palermo.

Il sindaco Diego Cammarata ha firmato una ordinanza che sancisce l'entrata in vigore da giorno 5 Maggio delle nuove zone a traffico limitato (ZTL) in città.
L'obiettivo è quello di contenere l’inquinamento atmosferico nelle aree urbane caratterizzate da intenso traffico veicolare.
Il comune di Palermo ha deciso di creare 2 zone a traffico limitato, la Z.T.L. A e la Z.T.L. B (clicca sulla mappa per ingrandirla).
All'interno della Z.T.L. “A” sarà consentita la circolazione veicolare dalle ore 08.00 alle 20.00 esclusivamente ai veicoli di classe almeno EURO 3 e ai residenti all`interno della Z.T.L. A anche con veicoli di categoria inferiore all`EURO 3.
All'interno della Z.T.L. “B” sarà consentita la circolazione veicolare dalle ore 08.00 alle 20.00, esclusivamente ai veicoli di classe almeno EURO 1 e ai residenti all`interno della Z.T.L. B anche con veicoli di categoria inferiore all`EURO 1.
Per accedere all`interno delle 2 Z.T.L. sarà necesssario registrare il proprio veicolo in uno degli esercizi convenzionati in modo da ricevere il permesso autorizzatorio da esporre sulla propria vettura.
Per maggiori informazioni vi consiglio di visitare il sito: www.passpalermo.it (fare copia e incolla nel browser)

Willy

lunedì 10 marzo 2008

Cosa volete da noi utenti motorizzati... il sangue?

Ma è mai possibile che tutta l’economia italiana campi sui proventi derivanti dai balzelli applicati a chi utilizza un mezzo motorizzato? Salassi sulla tassa di proprietà, sulle assicurazioni, sui pedaggi, sulle strisce blu, sulle zone ZTL, sui parchimetri, sul bollino blu, sulle revisioni… e poi con gli autovelox, i tutor, i semafori killer T-Red, le telecamere di controllo sulle corsie preferenziali ecc. Tutto questo per spillare più denaro possibile a noi poveri motorizzati che abbiamo la sfortuna di non poter circolare su un’auto blu con lampeggiatore sul tetto e tanto di scorta. Andrà a finire che un giorno, sempre dietro la facciata dell’abbattimento delle emissioni nocive applicheranno una nuova tassa, quella sul chilometro. Monteranno sulle nostre auto una sorta di contatore chilometrico fiscale che annualmente conteggerà i nostri tragitti applicando una tassa addizionale per la quantità di chilometri annui percorsi. Oppure in base all’iniziale del nostro cognome potrebbero imporci di circolare solo la mattina quelli dalla A alla F, il pomeriggio quelli dalla G alla O e la sera quelli dalla O alla Z. Può sembrare un’utopia ma credetemi che di questo passo ci arriveremo, anzi non vorrei aver dato un’ idea a qualcuno! Euro 1, 2, 3, 4, ogni anno le auto scalano la vetta delle norme antinquinamento con una progressione impressionante al punto da far apparire obsoleta ed inquinante un’auto di pochi anni addietro. Ogni anno si inventano nuovi balzelli e nuove restrizioni per le auto con qualche punto di euro in meno, e noi, terrorizzati che forse un giorno ci verrà persino vietato di circolare, corriamo a far debiti per comprarci un’auto euro 25. Di qui non si passa se non si è euro tot, di lì scatta la zona ZTL A, dopo quella traversa scatta la zona ZTL B, circolazione con targhe dispari e pari, lì non si posteggia perché è zona blu, là ci sono i parchimetri, quello è un semaforo killer ecc. Io penso comunque che ci sia un limite a tutto questo poiché non si può continuare così all’infinito. Mi auguro che qualcuno che comanda e che abbia un pò di buonsenso si accorga che ormai la goccia ha fatto traboccare il vaso!

Melus

mercoledì 5 marzo 2008

Bepis e la sua Honda CBR 600

lunedì 3 marzo 2008

Vespa, Vespa, Vespa!

Tutti vorremmo avere dentro il nostro box una Vespa, naturalmente che sia d’epoca! Che sia già restaurata o da restaurare, che sia un rottame o ben conservata, l’importante è che aprendo il nostro box lei sia là in attesa di essere adoperata. Ma anche se completamente defunta potrà sempre avere la certezza di essere un giorno rimessa in sesto per cominciare una nuova vita su delle strade e in mezzo ad un traffico a lei completamente sconosciuti.Rimettere in sesto una Vespa è solo una questione di denaro poiché la riuscita di un restauro, anche se ci troviamo dinnanzi alla Vespa più disastrata del mondo è al 99,9% sempre certo. Ancor oggi a distanza di tantissimi anni non risulta mai problematico trovare ricambi vuoi che essi siano originali, vuoi che siano repliche. E si, perché il mercato del restauro di questo stupendo scooter e così florido che si è pensato di ricostruire ex novo alcuni pezzi che altrimenti sarebbero stati troppo difficili da reperire. Il suo punto forte comunque è proprio quella scocca tutta in lamiera che se preservata dalla ruggine rende questo mezzo indistruttibile. Chi potrebbe mai pensare che uno di questi scooter plasticoni che costruiscono oggi riuscirà a vedere l’alba del 2038? Forse lo vedremo ammonticchiato dopo qualche anno dalla sua nascita su un cumulo di ferro vecchio, pronto per essere passato alla pressa, ma sicuramente non ne riconosceremo nemmeno il marchio poiché le plastiche esterne saranno state completamente eliminate. Si parlava di ruggine come nemico principale di una Vespa, ma se si vuole e se c’è la volontà di far rinascere un mezzo simile anche la stessa ruggine può essere debellata ritagliando le parti “malate” ed applicando nuovi pannelli. Una Vespa non è mai da buttare! Ci sarà sempre qualcuno pronto a rimboccarsi le maniche per fare in modo che anche da un pezzo di ruggine e di lamiere contorte possa nuovamente rinascere quel gioiello che ormai è entrato a far parte dei nostri più ambiti desideri.

Melus

sabato 1 marzo 2008

Moto d'epoca. Il restauro.

Vi sono molti fattori di cui bisogna tenere conto quando ci si accinge ad avventurarsi nell’acquisto di una moto d’epoca. Innanzi tutto, se si decide di acquistare un pezzo da restaurare occorre fare alcuni valutazioni. Si può acquistare un ferrovecchio oppure una moto conservata o una perfettamente restaurata. Nel primo caso non si ha alcuna possibilità di poter valutare l’entità del restauro poiché il motore rappresenta un’incognita notevole. Potrebbe ancora essere in grado di girare dopo qualche operazione di routine oppure rimanere completamente bloccata, rappresentando peraltro la causa per cui la moto in precedenza è stata abbandonata. Un pistone grippato, un cilindro ovalizzato, una biella spezzata, le valvole bruciate, un cambio distrutto, un carter lesionato, una dinamo fuori uso possono essere fattori che potrebbero comportare grossi problemi proprio per il difficile reperimento dei ricambi. In secondo piano passano gli elementi che compongono i telaio i quali non debbono essere deformati né presentare segni di saldature o di ruggine passante. Inoltre, occorre mettere nel calderone la revisione degli ammortizzatori e della forcella i cui anelli di tenuta sono ormai cotti e stracotti. Infine bisogna prestare grande attenzione al serbatoio del carburante il quale oltre a non avere ruggine al suo interno non dovrebbe nemmeno presentare ammaccature consistenti. Ritrovarsi con un serbatoio inutilizzabile è un grosso problema.
Infine vi è la parte burocratica inerente le pratiche per la reimmatricolazione del motoveicolo, ovvero presenza o meno di targa o anche del libretto di circolazione. Quando dovessero mancare entrambi la cosa diventa abbastanza complessa, mentre la presenza o della targa o del libretto facilitano le operazioni. Questi ultimi fattori possono contribuire notevolmente sulla trattativa del mezzo da acquistare. Chi dovesse avere la borsa abbastanza gonfia e non vuol perdere tempo o ne ha poco da dedicare al restauro può benissimo optare per l’acquisto di una moto già restaurata. Anche qui bisogna stare mooolto attenti poiché quando ci si trova davanti ad una moto già lucidata a specchio ed imbellettata come una ballerina da avanspettacolo, bisogna aprire bene gli occhi. Purtroppo vi sono dei restauratori che curano perfettamente sia la parte meccanica che quella telaistica e di carrozzeria. Altri invece preferiscono curare bene la parte estetica tralasciando di approfondire la cura della parte meccanica. A loro basta che il motore si accenda e che l’eventuale compratore rimanga abbagliato da cromature e verniciature estremamente brillanti e curate. Ma in una moto vi sono anche bielle, pistoni, cilindri, carburatori, cambi, ingranaggi, pompe, dinamo, impianti elettrici etc, ammortizzatori, forcelle e freni. Diffidare quindi da moto già restaurate ma dai prezzi stracciati. Nascondono qualche problema che il restauratore non ha saputo o voluto risolvere vuoi per mancanza dei pezzi vuoi per non spendere ulteriore denaro che andrebbe poi ad aumentare il costo dell’opera finale.

Melus