Il momento delle elezioni si sta avvicinando alla velocità della luce e già le nostre città ed i nostri paesi sono affollati di gigantografie rappresentanti volti di uomini politici, sorridenti e persuasivi, che inneggiano slogan a destra e a manca promettendo migliorie su tutti i settori, e che puntualmente ritornano a promettere questo ponte sullo stretto, che ad onor del vero non interessa più a nessuno! Ritornano a pensare alle famiglie disagiate, agli aumenti per quei poveri pensionati che vivono quasi in miseria, a questa benedetta ICI sulla prima casa che scende a fondo e poi riemerge come il diavoletto di Cartesio, etc etc etc. In poche parole, ognuno annaspa cercando un compitino da svolgere per portare acqua al proprio mulino. Saranno contenti gli elettori per quanto promesso e quindi i poveri pensionati voteranno, i proprietari di casa voteranno, i sostenitori del Ponte sullo Stretto voteranno, e così via dicendo! Ma per noi motociclisti, per la nostra sicurezza non propone niente nessuno? E dire che siamo una infinità, e che solo con i nostri voti potremmo portare un partito politico alle stelle. E invece stiamo sempre zitti, in attesa che qualcuno preso dalla compassione spenda qualche parola per risolvere i nostri più annosi problemi che come risultato vedono in ballo qualcosa di moooolto più importante dei ponti e dell’ICI... la nostra vita! Nessuno che spenda una parola per eliminare questi maledetti guard-rail che tagliano gambe e teste qualora un malcapitato motociclista ci si vada ad incagliare dentro; nessuno che spende una parola per dire che una buca più profonda del solito può rappresentare la fine per un centauro; nessuno che dice che i tombini dal coperchio ipogeo sono una trappola per chi ci passa sopra; nessuno che dice che certi pannelli pubblicitari incastonati in tubi di metallo, rasenti alle barriere architettoniche, rappresentano un pericolo mortale anche a seguito di una banale scivolata! E potrei continuare ancora per molto ma mi fermo qui. Infine, e in questo caso non parliamo più di sicurezza, non ho mai sentito nessuno, naturalmente fra quelli che contano, spendere una parola per dire che occorrerebbe un po rivedere tutta la questione degli autovelox che a quanto sembra non sempre rappresentano un sistema di prevenzione per gli utenti della strada.
Questo è il momento, cari amici motociclisti, di fare sentire la nostra voce, di fare le nostre sacrosante richieste, chiedendo che si faccia quello che va fatto, e non tanto per la nostra tasca, peraltro abbastanza salassata, ma per la salvaguardia della nostra vita!
Melus
lunedì 25 febbraio 2008
Motociclisti. Una categoria del tutto ignorata!
venerdì 22 febbraio 2008
Moto d'epoca!
Dedicarsi al restauro di una moto d’epoca è una cosa veramente entusiasmante. Prima di lanciarsi in questa avventura occorre però fare un po di considerazioni, poiché altrimenti ci si potrebbe trovare in futuro a dover fare marcia indietro. Acquistare un rottame di moto per poi rimetterlo in sesto è una vera e propria impresa oltre che un’ incognita! Vuoi che ci si lavori personalmente, avendo le dovute attrezzature, il dovuto spazio, la dovuta pazienza e la dovuta disponibilità finanziaria, vuoi che si affidi ad un artigiano del mestiere. Occorre poi tenere conto di una cosa importantissima: l’acquisto di una moto da restaurare dev’essere sempre collegato ad un particolare legame o ricordo nei confronti di quel determinato mezzo o marchio. Il modello di moto che fu del padre, la moto tanto agognata quando non si aveva nemmeno una lira addosso per comprarla, la moto che si ricorda quando da ragazzi si sbavava al solo vederla, la moto che si possedette tanti anni addietro ma che poi fu stupidamente venduta per un tozzo di pane. Restaurare o acquistare una moto già restaurata senza un passato particolare, che non stimoli in voi nessun sentimento e che non faccia vibrare le corde delle rimembranze è una moto che prima o poi finirà per andarsene, venduta al migliore offerente! Una moto d’epoca con cui avrete un riscontro affettivo vi permetterà di operare su di essa con una pazienza centuplicata, consentendovi di superare scogli che altrimenti vi sembrerebbero insormontabili e che prima o poi vi condurrebbero a gettare la spugna!
Melus
martedì 19 febbraio 2008
domenica 17 febbraio 2008
Harley Davidson. Moto di ferro!
Ogni costruttore che si rispetti fa la sua scelta prima di iniziare a progettare una moto. Ma nel caso dell’Harley non si tratta di una scelta nei riguardi di un determinato modello, qui si tratta di una filosofia costruttiva che è nata oltre 100 anni fa e che non si è mai fatta influenzare nel tempo. Le Harley sono fatte di ferro, e non certo perché gli americani non sanno usare la plastica ma più semplicemente perché il metallo è immensamente più duraturo ed affidabile della plastica, e si può riparare facilmente dai suoi ammacconi o dalla ruggine. Una moto fatta di ferro ce la potremo ritrovare dopo cinquant’anni ed anche molto più. Vedi l’esempio della Vespa che ancor oggi vede circolare tranquillamente i suoi modelli risalenti agli anni ’50. Certo che di un qualunque scooter d’oggi fra una decina d’anni o forse molto ma molto meno non se ne avrà più sentore, gettato come ferro vecchio in un rottamatore, il quale si dovrà pure prendere la briga di separare la plastica dal metallo. La sua carrozzeria prenderà la forma di tappetini d’auto mentre telaio e motore serviranno per fare nuove caffettiere d’alluminio e cancelli di ferro. I costruttori di moto sono sempre alla ricerca della leggerezza, appioppando plastica,fibra di vetro e di carbonio un po’ dovunque. Motivi di economia? Non di certo poiché un coperchietto in fibra di carbonio può costare 10 volte più di uno medesimo fatto in metallo. Le cause di questo fenomeno della plastica si devono ricercare su altre strade: il consumismo e la leggerezza. Oggi nessun meccanico che non sia un restauratore ti va a riparare un parafango di metallo ammaccato. Molto più semplice quindi costruirlo di plastica. Per quanto riguarda la leggerezza effettivamente le parti in plastica pesano molto meno di quelle in metallo. Tutto questo perché dalle moto di oggi, sempre più performanti, occorre cavare ogni minimo grammo per migliorare il rapporto peso potenza. Oltre 100 cavalli devono essere alla portata di tutte le medie cilindrate e non ci si può permettere il lusso di andarle ad appesantire con qualche chilo di ferro in più per perdere poi qualche cavallo alla ruota. Tanto all’acquirente finale del prodotto che cosa gliene importa se quella moto fatta di plastica, fra una decina d’anni avrà bisogno di ricambi che sono ormai diventati introvabili? Lui se la terrà solo uno o due anni e poi se la vedrà quello che verrà dopo. Chi se ne frega se anche quella moto fra una ventina d’anni finirà dal rottamatore e scomparirà completamente dalla faccia della terra per essere trasformata in un altro prodotto, magari in un cestello per lavatrice? La filosofia adottata dal’Harley è stupenda. Moto meccanicamente essenziali, robuste, belle ed affidabili, costruite per il piacere di guida e non certo per produrre adrenalina a fiumi. Niente svendite di fine stagione, niente flop, niente sconti particolari. Se dovessi coniare uno slogan adatto per queste moto direi: “Un’Harley è per tutta la vita”. Un’Harley può durare effettivamente tutta una vita e sicuramente non ne vedremo mai una abbandonata e semidistrutta su un marciapiede in attesa che qualche cercatore di metalli la vada a cannibalizzare, né tanto meno la incontreremo da un rottamatore in attesa di essere infilata sotto la pressa. Magari ne potessi trovare una io! La storia dell’Harley poi è a dir poco affascinante. Ma di questo parlerò in un altro articolo.
domenica 10 febbraio 2008
Brough Superior e Lawrence d’Arabia.
E dire che la moto aveva poco più di 60 cavalli, una cilindrata enorme per l’epoca, e pesava oltre i due quntali. La casa madre indicava una velocità massima certificata di
martedì 5 febbraio 2008
domenica 3 febbraio 2008
Cominciamo col togliere i rami secchi.
Oggi più che mai si levano alti i cori di utenti della strada, specie dei motociclisti, contro i sistemi di controllo della velocità come autovelox e laser. Sembra che ormai, ed è cosa risaputa e di cui parlano anche i mass media, molti comuni campano, o meglio, aggiustano i loro traballanti bilanci con le entrate derivanti da questi sistemi di controllo. Facciamo attenzione, l’utente della strada non chiede l’abolizione di questi metodi, e questo dev’essere chiaro, ma si augura che gli stessi vengano utilizzati in maniera corretta ed al preciso scopo di prevenire e non solo punire. Per questo occorre che gli autovelox vengano installati in luoghi dove veramente l' eccessiva velocità può dimostrarsi pericolosa per la particolare situazione del territorio che la strada attraversa. Mettere un limite di velocità di
Melus
















