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martedì 29 gennaio 2008

Facciamo rinascere i gloriosi marchi italiani!

Troppi marchi motociclistici italiani caduti nell’oblio. Rumi, Moto Maserati, Guazzoni, Parilla, Motobi, Laverda, Aermacchi etc. Tutte moto stupende che hanno segnato un passo della stupenda storia motociclistica italiana. Pensate che sia improponibile farne rinascere qualcuno? Possibile che non vi sia un imprenditore, con un po’ di soldini da investire, che non sia capace di acquistarne il marchio e mettere su una fabbrica che ricalchi le sue produzioni e le sue filosofie? E non certo andando a cercare qualche assemblatore coreano o cinese che ci appioppa sopra il marchio originale della casa e che poi ci fa uno scooter o qualche altra moto dalle connotazioni chiaramente orientali, magari con frizione automatica!
Se fossi un imprenditore mi metterei al lavoro cercando di produrre moto il più simili possibile ai modelli storici, che ancor oggi fanno girare la testa a chi le osserva e a chi ne capisce ancora di moto. Non mi andrei ad impelagare in progetti megalattici cercando di operare il rilancio facendo leva su produzioni di maxi-mega-ultra-iper moto, ma più semplicemente rispettando quelli che furono i canoni della casa, ovvero stupende monocilindriche o bicilindriche dalla cubatura media, leggere, agili, filanti, toste. Un motore che ancora fa sentire i suoi colpi senza l’interposizione di catene, catenelle ed equilibratori. Moto che vanno veloci perché i loro motori, anche se non straripanti di cavalli, dovranno spingere delle masse filanti che pesano poco, dal rapporto peso-potenza ottimale.
E allora signori imprenditori del settore: la strada e’ già aperta, i marchi sono lì, pronti per essere “adottati”, la storia c’è pure, il mito non manca, la voglia di vederli ritornare in auge anche!
Che cosa aspettate?

Melus

lunedì 28 gennaio 2008

La moto... chiamiamola con il nostro nome!

Molto spesso noi motociclisti abbiamo la consuetudine di chiamare la nostra moto con diversi appellativi: la mia bimba, la mia cara, la mia amata, la mia pupa, il gioiello, il mostro, la bestia, il ferro, etc., oppure con nomi propri di persona, naturalmente sempre al femminile. Ma perché, mi chiedo, chiamarla così quando la moto non è nient’altro che l’appendice di noi stessi? La moto va dove la indirizziamo, inclina fin quando lo sentiamo noi, corre se ci va di correre, trotterella se ci va di passeggiare. Il suo motore gira bene se noi ci sentiamo in forma, sembra che vada male se siamo depressi, gli tiriamo il collo se siamo incazzati, la trattiamo coi guanti se siamo sereni. Insomma la moto va come vogliamo farla andare noi e si comporta esattamente come vogliamo comportarci noi! Io la definirei il nostro specchio. Quello che riflette il nostro stato d’animo, la nostra educazione, le nostre frustrazioni, il nostro carattere, la nostra maturità. Insomma, la moto siamo noi!
E allora chiamiamola con il nostro nome!

Melus.

mercoledì 23 gennaio 2008

Cara Guzzi, ridacci un bel monocilindrico!

Dopotutto la tua magnifica carriera ha avuto maggior risalto proprio su quegli stupendi monocilindrici, che hanno motorizzato e che hanno fatto la gioia di una infinità di motociclisti, da tempi ormai immemorabili. Poi hai chiuso con i mono, vuoi perché le mode dettavano motori plurifrazionati, vuoi perché il monocilindrico non si prestava molto bene come propulsore per le nuove maxi degli anni ’70.
Il motore a V di 90 gradi, montato per prima sui mitici V 7 e poi, nella versione ridotta, sui piccoli bicilindrici della gestione De Tomaso, hanno decretato la fine dei tuoi stupendi mono dal timbro baritonale e dall’affidabilità da riferimento. Perché non tornare a costruire un bel monocilindrico, ma non di quelli che sembrano fatti con i mattoncini della Lego e infilati dentro il telaio a martellate, tanto lo spazio è risicato! Parlo di quei motori belli anche a vedersi, incorniciati da un bel telaio che lascia respirare tutto il resto e con dei cilindri turriti e ben alettati (lasciamo stare il raffreddamento a liquido per motori plurifrazionati e ben più potenti) che lasciano traspirare tutta la potenza del motore e che danno una immediata riconoscibilità a tutto lo stesso prodotto.
Penso che oggi sia il momento giusto per cominciare a sfornare qualcosa del genere, vuoi per gli elevati costi del carburante, vuoi perché sempre più frequentemente si levano gli appelli di quei motociclisti “puri” che sono convinti che con un buon monocilindrico ci si può ancora fare di tutto.
Allora forza Guzzi, esci qualche bel progetto che sicuramente sarà chiuso da tempo nei tuoi cassetti e che non ha visto la luce solo perché le mode e l’opulenza che regna oggi in ognuno di noi ne hanno sconsigliato la sua realizzazione!

Melus

Melus alla guida di un prototipo che ha poi ispirato i costruttori motociclistici a realizzare i moderni quad :) Assemblato con quello che passava la casa (c’è un po’ di tutto) non sembra neanche tanto male!

martedì 22 gennaio 2008

Contro il caro benzina.

In considerazione del fatto che quanto prima ci troveremo e centellinare i litri di carburante, pagandoli alla stregua del migliore limoncello prodotto con gli agrumi che crescono alle pendici dell’Etna, e che in un futuro molto imminente dovremo rimodulare le nostre abitudini motociclistiche, secondo voi come dovrebbero orientarsi le case costruttrici per produrre moto dai consumi bassissimi, senza per questo mortificare eccessivamente le nostre velleità motociclistiche? In poche parole, quanti cavalli potrebbero bastare per farci divertire lo stesso, tenendo in considerazione che i consumi aumentano con l’aumentare della cavalleria?
Possono bastare 50-60 cavalli per fare un po’ di tutto, percorrendo la media di 30 chilometri al litro? Personalmente penso di si!

Melus

domenica 20 gennaio 2008

Ciccio e la sua Ducati Monster 600 - Macari (San Vito Lo Capo)

giovedì 17 gennaio 2008

La prevenzione.

Le statistiche parlano chiaro: ogni anno vi è un aumento crescente di incidenti motociclistici mortali, e purtroppo quando si parla dei motociclisti dobbiamo includervi anche scooter e ciclomotori. Adesso i mass media e anche i nostri legislatori non fanno altro che parlare di prevenzione, come sistema per evitare che si avverino incidenti. Meglio prevenire che curare! E su questo siamo d’accordo! Ma come intendono attuare questa benedetta prevenzione? Forse aumentando l’organico dei tutori dell’ordine preposti al controllo della circolazione stradale? Niente affatto, la prevenzione oggi si attua installando ovunque marchingegni elettronici, vedi autovelox, tutor, T-Red, ovvero il semaforo che rileva il passaggio con il rosso, telecamere di controllo delle corsie preferenziali e qualche altra diavoleria che ancora nemmeno noi conosciamo. Ma in che cosa consiste questa prevenzione? Uno corre in autostrada a 180 Km/h e l’autovelox lo immortala con un bella fotografia ad alta risoluzione? Lui naturalmente non se ne accorge neanche e continua imperterrito nella sua allegra marcia. L’indomani lo fa nuovamente, e così nei giorni o mesi a venire. Gli autovelox continuano ancora a regalargli belle istantanee e lui continua ancora imperterrito a mantenere la sua media velocistica. Quando poi un giorno cominceranno ad arrivare i primi verbali, forse, comincerà a capire che sarà il caso di calmare i suoi bollenti spiriti. Ma prima di quel momento lui continuerà a rappresentare un pericolo per l’incolumità altrui e quella propria. La stessa cosa dicasi per i semafori che rilevano il passaggio con il rosso o le corsie preferenziali con telecamere di controllo, e così via dicendo. Chi attua tecniche scorrette di guida continuerà a farlo per un bel pezzo prima di accorgersi che è “stato “visto” dall’occhio vigile! Secondo il mio umile parere, senza voler malignare su questioni di introiti pecuniari e sul come vengano utilizzati i vari proventi, questa non mi sembra prevenzione, ma solo ed esclusivamente punizione! Se poi il soggetto poco osservante delle norme continua ancora imperterrito a circolare per giorni o per mesi, questo poco importa. Pagando la somma della sanzione pecuniaria e qualche punto tolto dalla patente lui non rappresenterà più alcun pericolo poiché ha pagato. Questa è prevenzione? Allora, se vogliamo che questi marchingegni elettronici servano veramente a prevenire, occorre che l’inosservante venga immediatamente informato della sua infrazione, e questo si può fare solo con la presenza di tutori dell’ordine che fermano il soggetto immediatamente dopo l’infrazione stessa, compilando il relativo verbale e chiedendone la conciliazione o meno. Questa è prevenzione! Certo occorre molto più personale, specie nei semafori che rivelano il passaggio con il rosso, dove un vigile deve immediatamente fermare il soggetto ed attuare la procedura di rito, con controllo dei documenti ed elevazione del verbale. Un circolare del prefetto di Lodi, (n.993) del gennaio 2007 ha precisato che per le apparecchiature T-red (semafori con sistema di rilevamento elettronico delle infrazioni) occorre sempre la presenza di un vigile, anche se il marchingegno risulta omologato per funzionare automaticamente, effettuando in tempo reale la contestazione della infrazione. Questa si, e chiedo scusa per la ripetizione, che è vera prevenzione!

Melus

martedì 15 gennaio 2008

Albis e la sua Buell Lightning XB12S - Mondello (Palermo)

domenica 13 gennaio 2008

La strada. Una giungla d’asfalto!

Nonostante le nostre reiterate lamentele sulla sicurezza, le strade non verranno rivestite di gommapiuma ma solo di ruvido asfalto; i gard-rail non verranno coperti con cuscini imbottiti di piuma d’oca ma resteranno sempre di tagliente e duro metallo; gli automobilisti non saranno mai cortesi ma adotteranno sempre la legge del più forte; le forze dell’ordine non faranno opera di prevenzione ma si limiteranno solo a piazzare i loro vari marchingegni punitivi; i motociclisti coglioni resteranno tali anche dopo aver superato gli esami di abilitazione alla guida; gli altri rimanenti motociclisti coglioni rimarranno tali anche se qualcuno li fermerà dicendogli che si sono comportati come coglioni; le case motociclistiche continueranno a costruire ordigni da 200 cavalli, oggi, e da 400 domani, per venderle agli allocchi che si credono in grado di poterle gestire; gli incoscienti che ancora nel 2008 si ostinano a circolare senza casco lo continueranno a fare come sempre; gli smanettoni non rispetteranno i limiti di velocità e continueranno ad andare a 200 Km all’ora nelle tangenziali; gli scooteristi, esseri al di sopra di ogni regola stradale e civile, che contribuiscono ad innalzare esponenzialmente le statistiche degli incidenti, continueranno a guidare come hanno fatto sempre, ecc. Evitiamo per favore di parlare di educazione, di paternali, di maturità, di patenti speciali, di corsi scolastici preparativi, di strade, di buche, di gard-rail, ecc. Personalmente non credo più a nulla e non tanto perché non possano esistere i sistemi per far migliorare le cose, ma più semplicemente perché, giunti al punto in cui siamo, è letteralmente impossibile rimettere tutte le cose a posto. La strada è ormai una giungla d’asfalto, e come tale, chi vuole entrarci deve conoscerne tutti i segreti e tutte le insidie. Solo così potrà sopravvivere!

Melus

Alex con la sua Honda CB 400 Four del 1977 - Isola delle femmine (Palermo)

sabato 12 gennaio 2008

Quelle borse tanto criticate!

Molto spesso vengo criticato da colleghi non bmwisti per quelle borse rigide montate sulla mia BMW R1100R. Ma c’è in particolare un mio amico, possessore di una Honda Cbr 600, il quale non può fare a meno, ogni qualvolta che ci incontriamo per una uscita, di criticare la presenza di queste ingombranti, antiestetiche, quanto inutili borse (dice lui). A dire il vero io monto solo la destra, quella più capiente, dove ripongo dei capi che mi consentono di poter affrontare le più svariate condizioni atmosferiche e termiche. Solo nelle uscite più impegnative con lunghe percorrenze applico anche la seconda borsa, che peraltro ha una capacità ridotta per via del grosso silenziatore.
Domenica scorsa decidiamo di andare a pranzare presso un agriturismo in una località distante circa 150 chilometri, percorrendo un’autostrada che attraversa il cuore della Sicilia e che inerpicandosi su maestosi viadotti raggiunge altitudini non indifferenti. La giornata è bellissima, la temperatura primaverile. Siamo precisissimi all’appuntamento ed io mi presento con i miei fedeli valigioni che come sempre generano il solito sfottimento. Hai portato il corredino per la notte? Dove hai messo l’aspirapolvere? E la caffettiera elettrica?
(considerato che nella moto esiste una presa per allacciare una lampada o un mini compressore). Lui invece, motociclista spartano, si presenta con pantaloni e giubbino in cordura, portafogli nella tasca superiore destra, cellulare nella cerniera della manica sinistra, casco integrale e un paio di guanti. Guarda che nonostante la bella giornata al ritorno troveremo freddo, considerato che dobbiamo passare da Enna, (la città più alta della Sicilia) gli dico immediatamente. Mi sento come un bimbo nel ventre della mamma risponde, e così senza perdere tempo ci avviamo. Il viaggio di andata va liscio che è un piacere e finalmente giunti nel complesso agrituristico attendiamo l’ora per andare a pranzare. Ci rimpinziamo con una infinità di antipasti, due portate di pasta, carciofi alla brace, il solito trittico (salsiccia, costoletta di maiale e castrato, rigorosamente alla brace) frutta, dolce, amaro e caffè. Il tutto naturalmente innaffiato con buon vino rosso locale. Non saremmo in grado di salire su una moto nemmeno se ci issassero sopra la sella con un paranco, così decidiamo di fare una digestiva escursione a piedi nei dintorni. Il tempo passa e quando torniamo alla base il sole è già tramontato. Il tempo di prendere un buon caffè ed eccoci già sulla strada del ritorno. Assieme a noi si unisce un gruppetto di motociclisti, anch’essi presenti al pranzo, ma sono degli smanettoni che peraltro sembra non abbiano completamente smaltito i fumi dell’alcool. Vanno forte ed io non ho alcuna intenzione di far strada con loro. Il mio amico è tentato di andargli dietro, ma quando si accorge che mi sta lasciando completamente solo riduce la manetta e si riunisce al sottoscritto. Ormai è quasi buio mentre noi ci apprestiamo ad attraversare la zona interna della Sicilia. Il freddo comincia a farsi sentire ed io lo desumo dall’andatura alquanto ridotta del mio compagno, il quale tutto accucciato dietro lo striminzito capolino procede come un automa. Giunti nei pressi di un’area di parcheggio mette la freccia e vi si infila dentro. Devi fare il bisognino gli chiedo? No, sto solo crepando di freddo! Questa è la risposta. Porca vacca non potevi dirlo prima? Scendo dalla moto, apro i due bauletti e metto a disposizione il mio campionario: per le gambe offro un pantalone cerato imbottito, per il corpo un bel maglione e se non bastasse un giubbino smanicato in piumino d’oca. Lui arraffa tutto e nel giro di un attimo è già bello e che vestito. Sembra un po’ goffo, ma almeno adesso si sente meglio. E tu non senti freddo? Mi chiede! Non ti preoccupare, sono ben cautelato, ma nel caso ho ancora qualche altra cosetta infilata nelle borse.. Rientrati in città ci fermiamo nello stesso luogo della partenza. L’hondista si toglie i capi imprestati, lodando l’efficacia del mio pantalone imbottito e del giubbino: senza di questi non ce l’avrei fatta. Adesso capisco perché non ti separi mai da quelle borse!!! Da quel giorno non ha detto più nulla nei confronti di ciò che lui reputava orrendi orpelli, anzi, si rammarica di non essere riuscito a trovare qualcosa di decente da adattare alla sua moto.

Melus

venerdì 11 gennaio 2008

Willy con la sua Honda CB 400 Four del 1976 - Mondello (Palermo)

giovedì 10 gennaio 2008

E' bello conoscerci.

Amici di "Due ruote nel web", con l’anno nuovo il nostro staff vorrebbe dare ai frequentatori di questo blog l’opportunità di inviare una propria foto che verrà pubblicata in un apposito spazio, denominato per l’appunto "E’ bello conoscerci". La foto deve ritrarre esclusivamente il soggetto insieme alla propria moto. L'intento di questa iniziativa è quello di dare un volto ai nostri lettori e quindi le foto che ritrarranno la sola moto non verranno pubblicate. Potete anche aggiungere una didascalia che indichi il nome dell’utente, il modello della moto, l’anno e il luogo dello scatto. Per inviare la vostra foto vi basterà cliccare sul riquadro "Scrivimi" (in alto a sinistra) per mandarmi un email con in allegato la foto. Evitate la posa esclusiva della vostra compagna seduta sulla moto con il cavalletto inserito, oppure del nonnetto, del nipotino, del gattino o del cagnolino :) Pensate che la vostra foto potrà essere osservata in tutto il mondo e non è detto che non possa nascere un gemellaggio con qualche utente della Nuova Zelanda o dello Stato della Pensilvania.

Lo staff di "Due ruote nel web"

mercoledì 9 gennaio 2008

Anch'io un sardomobilista?

Ho acquistato da poco un’auto a gasolio, dopo oltre quattro decenni di auto a benzina. Ho sempre odiato i motori diesel ma per forza di cose ho dovuto capitolare. Il motivo è ben chiaro: si risparmia notevolmente sul carburante, e non tanto perché il gasolio costa qualche centesimo meno della più nobile benzina, ma semplicemente perchè con 40 euro nel serbatoio ci giri mezza Sicilia. Il piacere della novità, seguito da un fastidioso dolore al gomito, mi hanno ultimamente portato, nel tempo libero, a preferire l’auto per i miei spostamenti. San Vito Lo Capo, Erice, Cefalù, Sciacca, Pergusa, Siracusa, Taormina, Piano delle Battaglie, Terrasini. Tutti itinerari che prima percorrevo spesso con la mia moto e che adesso ripercorro seduto comodamente sulla mia auto, con il gomito destro appoggiato sul bracciolo, il cellulare con il vivavoce acceso, lo stereo che pompa bassi a iosa, e il motore diesel che spinge come una locomotiva.Che pacchia ragazzi percorrere 200 chilometri con pochi litri di carburante! E dire che la mia moto consuma come una portaerei. E’un vero assillo quella spia rossa della riserva! Sono diventato anch’io un sardomobilista? Anch’io finirò per guardare con compassione i motociclisti che come me amavano andare con la pioggia e il freddo? Ma proprio oggi, mentre con la mia auto percorrevo l’autostrada per recarmi a Cefalù, sono stato colto da un attacco di sonnolenza. Rimedio immediatamente fermandomi al distributore Agip per prendere un buon caffè. Qualche riflessione comincia a frullarmi per la mente: non sono mai stato preso dalla sonnolenza quando percorrevo lo stesso tragitto con la moto! E dire che l’ho fatto una miriade di volte e per me è stato sempre un divertimento. Altro che addormentarmi! Riprendo la strada e accendo l’impianto stereo a gran volume, nella speranza che mi aiuti a restare sveglio. Sempre la stessa strada, le stesse curve gli stessi rettilinei, le stesse gallerie. Che noia! Giunto a Termini Imprese prendo lo svincolo e mi immetto sulla nazionale. Forse qui potrò impegnarmi maggiormente nella guida. Ma il risultato è sempre lo stesso: una grande noia! Percorro per alcuni chilometri un tratto dove una volta si correva la mitica Targa Florio ma alle prime curve il rollio della mia auto mi fa capire che non mi trovo sulla Ferrari di Vaccarella e torno a guidare con meno enfasi, ovvero come ho sempre fatto. Certo che se avessi la moto qualche curvetta col ginocchietto che quasi sfiora l’asfalto la farei. Giungo finalmente a Cefalù e passo dinnanzi al famoso bar dove tutti gli smanettoni e i manici si fermano per sgranchirsi le gambe e prendere un buon caffè. Rallento e cerco un posto dove infilare il mio scatolone, ma le moto hanno occupato tutti gli spazi disponibili. Un nugolo di motociclisti con le loro variopinte tute di pelle stazionano davanti all’ingresso del bar mimando con plateali gesti le loro imprese motociclistiche. Un altro caffè non ci starebbe male, ma proprio lì non voglio prenderlo. Mi sento fuori luogo.Sulla strada del ritorno vengo superato da uno stormo di motociclette, ognuna col suo colore, ognuna col suo assetto, ognuna col suo rombo. Motori pluricilindrici che sembrano Stukas in picchiata, altri che tuonano come i cannoni di Navarrone. La loro compagnia mi mette subito allegria e senza accorgermene mi trovo risucchiato da loro, con il pedale del gas quasi a tavoletta. Vorrei fare un po’ di strada dietro a loro ma è solo un’illusione poiché dopo qualche attimo le loro sagome diventano dei minuscoli puntini per poi sparire del tutto. Impossibile stargli dietro! Rientro nei soliti ranghi velocistici e guardo nel retrovisore nella speranza di veder sopraggiungere un nuovo gruppo ma purtroppo più nulla. Riaccendo lo stereo, aggiusto il mio gomito sul bracciolo, regolo l’impianto di riscaldamento ed eccomi pronto ad affrontare il viaggio di ritorno. Giunto a casa vado a infilare l’auto dentro il box. In un angolo riposa la mia moto, ancora con il parabrezza e il fanale pieni di moscerini. Preparati, le dico, domani riprenderemo a gironzolare. Vuoi conoscere l’itinerario?: Cerda, Scillato, Caltavuturo, Castellana, Petralia Soprana, Geraci, Castelbuono, Isnello, Collesano, Campofelice, rettifilo di Buonfornello. Ripercorreremo passo passo lo storico circuito della Targa Florio!

Melus

lunedì 7 gennaio 2008

Adesso vogliamo le moto che consumano poco?

Girando un po’ per i forum motociclistici leggo sempre con maggiore frequenza commenti di utenti che chiedono alle case costruttrici di moto di costruire modelli che riescano a fare almeno 20 chilometri al litro. Di contro però nessuno vuole rinunciare alle potenze a cui ormai i costruttori ci hanno abituato, potenze che una volta erano relegate solo a moto da gran premio e che oggi ci ritroviamo sotto il sedere con una patente fresca di giornata. Ma con i motori a scoppio non si possono fare magie! Se si vogliono cavare da una media cilindrata (leggasi oggi 600 cc.) oltre 100 cavalli alla ruota non vi sono scappatoie! L’alchimia consiste nel dare da bere la quantità di benzina proporzionata alle prestazioni che si desiderano ottenere, altrimenti quel motore non renderà più di un 250 che consuma la sua dovuta quantità di carburante. Miracoli quindi non se ne possono fare! Vogliamo moto che consumino 20, 25 al litro? Bene, allora contentiamoci di un 600 con 60 cavalli, ben costruito, affidabile e non considerato come moto per sfigati, e ci accorgeremo che anche con quella potenza ci potremo divertire un sacco e le nostre tasche non si svuoteranno. Ma per ottenere questo occorre che noi per primi ci convinciamo che la strada da percorrere, in questo momento, dove ancora non vi sono alternative valide alla benzina, è quella di ridurre cilindrate e potenze. Questo lo dovrebbero capire anche i nostri costruttori di moto che ancora continuano a gareggiare su iperpotenze ed ipermoto. Son finiti i tempi delle vacche grasse e purtroppo dobbiamo adeguarci!

Melus

sabato 5 gennaio 2008

Meditazioni.

Mentre da solo percorrevo la Riserva dello Zingaro (San Vito Lo Capo) mi sono fermato in una caletta rocciosa, completamente deserta, per riposarmi un po’. Il mare era liscio come l’olio e il suo colore era verde come lo smeraldo. L’acqua era così limpida che da sopra uno scoglio potevo osservare il fondo come se avessi avuto una maschera. Alle mie spalle si innalzava la montagna con la vegetazione tipica della riserva: macchia mediterranea e palma nana. Un vero paradiso. Sono un uomo fortunato mi sono detto! Tutti gli esseri che vivono su questa terra sono fortunati! Riflettendoci un pò, cosa che forse non facciamo mai profondamente perché abbiamo troppe cose da fare, dovremmo renderci conto che la nostra presenza su questa terra è una cosa veramente incredibile. Viviamo su un pianeta forse unico in tutto l’universo. Un universo formato da migliaia, milioni di sistemi solari, ognuno di essi circondati da pianeti che non consentono la formazione di alcun sistema di vita, vuoi perché troppo freddi, vuoi perché troppo caldi, vuoi perché senza un briciolo di ossigeno e quindi di acqua. E noi su questo pianeta, in un sistema solare posto in un punto qualunque dell’universo, abbiamo tutte le condizioni ideali per concedere una forma di vita. Luce, calore, ossigeno, acqua, mare, fiumi, laghi, flora, fauna, uomo. Io non credo che il nostro pianeta sia l’unico in tutto l’universo ad avere simili condizioni, ma sono anche convinto che qualora ve ne fosse uno posto in un sistema solare distante milioni di anni luce, saremmo da considerarci ugualmente soli per l’incommensurabile distanza che ci separa. Una vera fortuna quindi la nostra, che però il più delle volte non riusciamo ad apprezzare nella sua giusta dimensione… Ma quando ci troviamo in un luogo tranquillo a contatto della natura, con una compagnia scelta o meglio ancora da soli, soffermiamoci un attimo a meditare su tutto ciò. Il nostro pianeta è una cosa estremamente perfetta, immenso, incredibilmente bello ed assolutamente irripetibile. Ma lo stiamo distruggendo noi, piccoli uomini, con le nostre tecnologie, con le nostre esigenze, con i nostri motori che aspirano aria e restituiscono veleno in quantità enormi, paurose, e che lo stesso pianeta non riesce più a metabolizzare. E noi continuiamo imperterriti finchè le ultime molecole d’aria consentiranno ai nostri corpi farfallati di far esplodere dentro i cilindri quella micidiale miscela composta da un grammo di carburante e quindici d’aria. La colpa di tutto questo in parte è nostra poiché non sappiamo più rinunciare ad un mezzo di locomozione anche per andare a prendere le sigarette. Ma chi muove i fili nella stanza delle marionette sa benissimo che non sono più sufficienti i loro ridicoli provvedimenti, le auto euro quattro, cinque o dieci, le domeniche a piedi, le targhe alterne, gli eco pass… Tutti pannicelli caldi che non risolveranno mai nulla. La terra ormai sta soffocando e di questo ormai ne hanno contezza. Ma le auto devono continuare a vendersi e ogni anno devono superare il record dell’anno precedente. Il carburante giungerà alle stelle, e noi continueremo a comprarlo, altrimenti le auto euro 10 che abbiamo acquistato con sacrifici, magari rottamando una euro 6 non avrebbero motivo di esistere! E’ giunto il momento di prendere delle decisioni coraggiose, anche drastiche se è il caso; è giunto il momento di uscire dal cassetto quelle fonti alternative di energia che ancora sono chiuse lì in attesa che l’ultimo barile di petrolio venga battuto all’asta di sotheby’s all’incredibile cifra di 100 mila dollari!

Melus