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venerdì 30 novembre 2007

Io scelgo di vivere!

La moto è un mezzo stupendo, che ci rende diversi, liberi, che dona sensazioni uniche, ma è al contempo pericoloso oltre che molto instabile, dove persino un piccolo animale che ci viene tra le ruote può modificare il corso della nostra vita. Il gatto o il cane che ti viene sotto, l’automobilista con la sua guida scriteriata, le insidie della strada, le macchie d’olio, le buche, il brecciolino, la pioggia, il gelo, le pozze d’acqua, tutti questi sono fattori difficili da valutare e da prevedere, che possono insidiare seriamente la nostra incolumità, ma che tutti sappiamo fanno parte del gioco. Dinnanzi all’ imponderabile ci sono al contrario fattori che possono essere gestiti e controllati dal motociclista, come la velocità, il rispetto dei limiti imposti dal codice, il buon senso, l’educazione. Questi, assieme alla serietà, alla maturità e all’esperienza ci possono aiutare a ridurre notevolmente le mille insidie a cui periodicamente siamo soggetti. Ma se chi usa la moto ne fa un mezzo d’arrembaggio, infischiandosene di tutto e di tutti, allora vuol dire che questo soggetto non ha proprio capito che con la moto ci si può far veramente male. Lo testimoniano le statistiche, ma se qualcuno è particolarmente distratto da non volersene rendere conto, allora che soffermi la propria attenzione su quei mazzi di fiori disseminati sul ciglio delle strade, a volte legati ad un palo o al montante di un guard rail, a volte posti dinnanzi a piccole cappelle con la foto e il nome di qualcuno che proprio in quel punto ha terminato la sua esistenza, e la stragrande maggioranza dei casi vuole che siano motociclisti. E di questi luoghi di memoria adesso ce n’è tanti, troppi! Qualcuno li ha messi per ricordare, e forse anche a monito di chi ogni tanto dimentica…, augurandosi che simili tragedie non debbano accadere a nessuno. Ogni qualvolta mi capita di passare dinnanzi a questi luoghi mi viene la pelle d’oca, pensando alla disgrazia immane subita da quella famiglia, e mi rendo conto di quanto sia letale questo mezzo. Tanto pericoloso quanto stupendo! E allora riduco il ritmo e centuplico la mia concentrazione, perché io la moto l’ho scelta per vivere!

Melus

mercoledì 28 novembre 2007

Motociclisti da bar!

Vicino casa mia vi è un bar molto alla moda, davanti al quale si possono ammirare a qualunque ora del giorno e della sera (anche tarda) delle stupende motociclette tirate a specchio, posteggiate in bella mostra, mentre i loro proprietari consumano seduti ai tavoli facendo sfoggio di caschi stupendi ed abbigliamenti motociclistici griffati. Le loro cavalcature raramente denotano i segni di un uso intenso, che l’occhio di un buon motociclista sa immediatamente percepire! Vi sono ipermoto da far felice il più incallito pistaiolo, che sicuramente non hanno mai respirato l’atmosfera di una pista, ma forse nemmeno quella più plebea di un’autostrada. Vi sono supertourer che farebbero felice il più accanito macinatore di chilometri e che a stento sono arrivate a Mondello (rinomata località balneare a qualche chilometro dalla città). Alcune volte mi è capitato di ascoltare cosa dicono questi centauri dalle ipercavalcature, e ad onor del vero non ho mai sentito parlare di imprese particolari, di viaggi, di puntate velocistiche, di tempi sul giro, ma solo e più semplicemente di vendite, di futuri acquisti, di permute con mezzi ancora più performanti e costosi. Ho la vaga impressione che non mi ritroverò mai a viaggiare in loro compagnia. Ma a pensarci bene, forse, non ho perso nulla!

Melus

lunedì 26 novembre 2007

E no... cari motociclisti furbacchioni!

Mi riferisco a coloro che non si creano scrupoli a nascondere i dati identificativi della loro targa per poter fare quello che meglio credono. Con una targa resa indecifrabile non occorre attendere il verde, non si rispettano le segnaletiche orizzontali e verticali, si può andare a 200 dove il limite è solo di 50. I 10 decimi del vigile o del poliziotto fanno cilecca mentre gli obiettivi degli autovelox e dei sistemi di videocontrollo, se non sono dotati di raggi X non potranno che registrare una targa illeggibile. Per dare al motociclista la licenza di poter strafare ci sono dei trucchetti ormai abbastanza usuali. Basta mettere un orpello che penzola davanti alla targa e il gioco è fatto. Catene con lucchetti, foulard che svolazzano, caschi appesi, nastro adesivo. Ma vi sono ancora altri sistemi, peraltro abbastanza efficaci, come la targa perennemente sporca di fango o annerita dai fumi dello scarico. Ma la vera chicca di questo gioco a nascondino è rappresentata dalla targa inclinata, e quando dico inclinata non si parla di inclinazioni di 15 o 20 gradi rispetto alla verticale, ma di quasi 90 gradi. Praticamente una targa rivolta verso il cielo. Sono maggiormente gli smanettoni con le supersport a farne uso, anche perché una targa inclinata ben si abbina alla caratteristiche sportive della moto. Tutto dev’essere rivolto all’insù, la sella, gli scarichi il codino, e perché non la targa? Ma non è una questione di ricerca estetica o di aerodinamica! Con quella targa ci si risparmiano un bel po’ di multe salate per eccesso di velocità o per comportamenti poco osservanti nei confronti del codice della strada. A questo punto qualcuno potrebbe benissimo dire che sono fatti loro e che qualora dovessero essere fermati dai tutori dell’ordine, sarebbero per loro cavoli amari. E invece no! Io insisto nel dire che questi comportamenti poco edificanti non sono per niente fatti loro. Gettano disonore sull’intera categoria dei motociclisti peraltro già abbondantemente vessata, tartassata, mal vista, e oserei dire anche odiata, da chi ci osserva e motociclista non è!

Melus

sabato 24 novembre 2007

Un ottimo rimedio contro lo stress.

Quando le balle cominciano a girare più del dovuto e quando la routine di tutti i giorni mi toglie quasi il respiro, afferro la moto e mi vado a purificare da tutti i miasmi che ci regala la vita quotidiana, specie quella di città. Naturalmente l’itinerario non lo scelgo a caso nè tanto meno mi vado ad impelagare in tragitti che potrebbero farmi incappare in qualche situazione caotica. Sono tragitti brevi (70, 100 chilometri fra andata e ritorno) su strada nazionale, dove occhi, spirito, cuore, e motore possono trarne benefici influssi. Il mio itinerario preferito è un paesino rivierasco distante una trentina di chilometri da Palermo. Si chiama Terrasini, e la sua particolare caratteristica è quella di avere una passeggiata panoramica che si sviluppa su una costa rocciosa a strapiombo sul mare. Ma non è solo questo! La roccia calcarea stratificata orizzontalmente sovrappone parti di colore rossastro e parti di roccia color nocciola. Un vero mistero della natura. C’è una panchina (la mia) da dove si può osservare una caletta sabbiosa posta ad una trentina di metri più in basso, dove i gabbiani si divertono a stallare sulle correnti ascensionali rimanendo immobili a distanza di pochi metri dal tuo punto di osservazione (o meglio di meditazione). Poi c’è un piccolo bar, di quelli dove ti puoi soffermare a scambiare quattro chiacchiere con persone semplici e senza fretta, e dove il gestore, quando mi vede arrivare, mi dice che con quella bella giornata sapeva benissimo che sarei arrivato!

Melus

giovedì 22 novembre 2007

Le moto di domani non faranno più rumore.

ABS, STC, Frzione antisaltellamento, frizione automatica, cambio automatico, cambio sequenziale, centraline elettroniche che colloquiano con il motore, variazione del range di utilizzo del motore, fasature variabili, carburatori con cornetti di aspirazione a lunghezza variabile, ammortizzatori a regolazione elettronica e qualche altra diavoleria tecnica che per ora non viene in mente, sono i gadget tanto in voga, applicati sulle moto moderne. Forse finalmente i costruttori hanno capito che non si può dettare la propria supremazia nel settore motociclistico solo sul campo della maxicilidrate e delle iperpotenze! Il nuovo campo di battaglia è adesso la tecnologia.Il petrolio ormai sta finendo e se anche ve ne fossero scorte per mille anni, lo stato di fibrillazione che ha ormai coinvolto tutti gli abitanti del pianeta, lo porterebbe a raggiungere prezzi tali che solo gli sceicchi ed i nababbi potrebbero utilizzarlo per i loro mezzi a motore.I più grandi scienziati del mondo sono d’accordo nel dire che il pianeta terra è sull’orlo del collasso, quasi al punto di non ritorno. Entro il 2015 si dovrà trovare il sistema per bloccare l’escalation dell’inquinamento. Dopodichè, se vogliamo che la terra guarisca dai suoi mali, dovremo fare qualche passo indietro, ed ho l’impressione che si comincerà proprio cercando di tagliare il consumo dei carburanti. Che ci possano essere ancora grandi scorte poco importa. L’oro nero è diventato il più grande nemico da combattere, e se noi sin da adesso entriamo nell’ordine di idee che questi pochi anni che ci restano ce li dobbiamo sparare alla grande, bruciando benzina e gasolio a più non posso, abbiamo sbagliato di molto. Dovremmo cominciare a capire che le superpotenze e le ipercavallerie hanno fatto il loro tempo. Che a noi interessano moto che non consumino molto e che non inquinino molto. Che ben vengano le diavolerie elettroniche che consentiranno di risparmiare sul carburante (finchè ancora lo potremo usare) di abbassare l’inquinamento e di migliorare la nostra sicurezza. Serviranno ad accompagnarci lentamente ma inesorabilmente verso quel passo che dovremo fare un giorno.Fra le novità presentate all’EICMA di Milano non ho visto nulla di nuovo. L’unica vera novità per me è stato il Vectrix, un maxi scooter elettrico, di quelli giusti, con un motore all’avanguardia e con batterie leggere di nuova generazione che consentono un’ottima riserva di energia e con ricariche rapide e a basso costo. Quello sarà per adesso il più imminente futuro.

Melus

martedì 20 novembre 2007

La moto del cuore!

Non vi è motociclista che abbia un bel po’ di annetti sul groppone che nella sua carriera non abbia posseduto un buon numero di motociclette. Ogni qualvolta si ha la possibilità di mollare la moto vecchia per poggiare le proprie terga su una nuova è consuetudine fare il giusto paragone fra il vecchio e il nuovo. Ogni moto ha lasciato in noi il suo segno, nel bene o nel male. Ma vi è una più di tutte che in noi ha lasciato un ricordo vivo, e non obbligatoriamente la più bella, la più potente, la più cara o la più affidabile. Una moto che ci ha donato particolari emozioni e regalato indimenticabili momenti, forse anche perché collegata ad un periodo in cui la nostra età “più verde” e spensierata ci consentiva di vedere le cose sotto un’ottica diversa e sicuramente più ottimistica. Il mio ricordo va ai primi anni 70’, ad una Jawa 350 bicilindrica, due tempi. Fumava come una vaporiera e non frenava quasi per niente. La sua accensione a pedivella comportava quasi sempre dispendiosi sprechi di energia, specie quando si doveva passare alla manovra a spinta. Ma una volta acceso quel motore era capace di tutto: instancabile, economico, indistruttibile, completamente esente da manutenzione. Un vero mulo. Ci ho percorso 40 mila chilometri, quasi sempre in coppia, affrontando viaggi indimenticabili, dopodichè lo vendetti ad un amico per un tozzo di pane. La mia scelta cadde su un’Honda CX 500, bicilindrica, trasmissione cardanica, raffreddata a liquido, quattro tempi, quattro valvole per cilindro. Una moto extraterrestre se paragonata a quel catorcio sfumacchiante della Jawa. Ma ad essere sinceri quella moto non mi ha lasciato grandi ricordi!

Melus

sabato 17 novembre 2007

Bella la moto d'epoca!

Fino a qualche tempo fa ero convinto che fosse una passione che scaturisse solo sui soggetti che avevano un bel po’ d’anni sul groppone, vuoi perché alquanto dispendiosa, vuoi perché chi acquista o restaura moto d’epoca lo fa perché quel determinato modello di moto ha rappresentato qualcosa per lui nei tempi passati: la moto del padre, la sua stessa moto la moto tanto desiderata ma che non ci si sarebbe mai sognati di poter acquistare. Ma oggi le cose vanno diversamente poiché vediamo sempre più giovani a cavallo di motocicli d’epoca che per loro non possono rappresentare nessun ricordo data la loro età. Ma la moto d’epoca può rappresentare, per chi non ha la borsa molto gonfia, un mezzo di trasporto e di svago particolarmente economico proprio per i limitati costi di gestione che lei offre. Bollo ed assicurazione sono veramente una bazzecola se paragonati ai normali costi di un’attuale moto. Naturalmente dobbiamo dire che chi opterà per una moto d’epoca per i sopracitati motivi non andrà a scegliersi una Egli Vincent o un Norton Commando, un’Honda CB 1000 a 6 cilindri o qualsivoglia altra moto che costa un occhio della testa e che richiede continue cure certosine, al punto da portare il suo proprietario ad usarle con il contagocce. Ma vi sono moto d’epoca meno blasonate e quindi meno costose che si possono trovare a prezzi veramente accessibili, restaurate di tutto punto. Moto che consentono di essere usate giornalmente senza l’assillo che qualcosa si debba rompere da un momento all’altro. Certo, l’uso che se ne deve fare è sempre moderato poiché non si può pretendere che una nonnina si metta a fare le cose di quando era giovane. La logica comunque vuole che una moto d’epoca possa ritenersi più affidabile e meno gravosa nella manutenzione se quest’ultima si presenta con una motorizzazione semplice. Un monocilindrico è sempre meno complesso di un bicilindrico o di un quadricilindrico. Un motore con distribuzione ad aste e bilancieri sarà meno complesso da mettere a punto di un doppio albero a camme in testa, come un monocarburatore sarà più facile da tarare rispetto ad una batteria di quattro. Ma bisogna ammettere che vi sono motori che nonostante la loro elevata frammentazione e la complessità meccanica riescono ad essere affidabili e facili da gestire anche dopo aver varcato la soglia dell’anzianità. Vorrei citare in particolare una best seller degli anni ’70, una moto che oscurò tutta la concorrenza dei quattro cilindri di media cilindrata. L’Honda CB 400 Super Sport. Una moto indistruttibile e di facile gestione, che con la sua ecletticità riusciva a soddisfare lo smanettone, il manico o il semplice mototurista. Ancor oggi questa moto si vede circolare disinvoltamente e senza nemmeno troppi patemi, a volte tirata a specchio da utenti amatori, altre volte usata senza nessun riguardo, come moto di tutti i giorni. La bontà di un progetto si vede nel tempo!

Melus

giovedì 15 novembre 2007

Combattiamo gli automobil-cellularisti!

Qualcuno mi dia l’opportunità di arruolarmi come ausiliario nel corpo dei vigili urbani o della polizia. Non esiste un corpo di ausiliari addetto al controllo degli automobil-cellularisti? Che lo si istituisca! Dopotutto non abbiamo già gli ausiliari che appioppano multe a destra e a manca a chi posteggia nelle zone blu senza il pass o il pagamento del ticket? Io sarei il primo ad aderire! Datemi una paletta rossa, un distintivo ed un bel blocchetto delle multe e diverrò il castigatore di questo popolo di telefonisti su quattro ruote. Potrebbero modificare ulteriormente le norme del codice della strada e punire con l’ergastolo e un miliardo di sanzione pecuniaria chi guida con una mano ed il cellulare all’orecchio. Non otterremmo nulla poiché noi italici siamo soggetti che non si lasciamo intimorire, specie quando siamo certi che nessuno ci verrà a mettere i bastoni fra le ruote. Ho fatto dell’ironia sulle mie intenzioni di arruolamento, ma credetemi certe volte vorrei avere una bella paletta rossa con tanto di scritta polizia di stato o corpo dei vigili urbani per andarla a spiattellare sotto il naso di certi soggetti. E allora io dico, perché non istituire un corpo di motociclisti ausiliari (naturalmente assunti a contratto o a tempo indeterminato) aventi la mansione di multare quei soggetti non osservanti le nuove norme in materia di telefonia mobile, applicata ai conducenti di autoveicoli? A questo punto applicare multe da 10 mila o da 100 mila euro potrebbe anche avere un senso.

Melus

mercoledì 14 novembre 2007

Perché si criminalizzano sempre i motociclisti?

I telegiornali trasmettono molto spesso scene di incidenti a dir poco raccapriccianti, dove le auto, a causa dell’elevata velocità si riducono a brandelli. Lamiere accartocciate che nulla hanno a che vedere con quanto originariamente rappresentavano. Altro che air bag, cellule di sopravvivenza, cruscotti imbottiti, volanti collassabili e cinture di sicurezza con pretensionatori. Tutto va a puttane quando un’auto si sbriciola dinnanzi ad un urto a velocità elevata. La causa è sempre la velocità poiché in un’auto difficilmente ci si fa male in un incidente dove i mezzi transitano a ritmi non sostenuti. Qualche graffio, qualche contusione, molto spavento, e niente più. Però la stampa, stranamente, dinnanzi a questa moria di automobilisti non calca la mano (o non vuole poiché l’auto rappresenta il pane per tutti). Ci si limita solo alla mera elencazione del numero delle vittime ed alle eventuali cause che sono come sempre la velocità, il sonno, l’alcool, la droga, ricorrendo per di più ad agghiaccianti statistiche di mortalità rispetto agli anni precedenti. La stessa cosa non accade invece per gli incidenti motociclistici, peraltro causati nella maggior parte da scooteristi, dove invece la notizia viene evidenziata con toni gravi e dove molte volte viene usata la frase: “motociclista si schianta”, che generalmente definisce l’epilogo di un incidente che vede coinvolto un mezzo a due ruote. E quando si dice “motociclista si schianta” si immagina sempre un kamikaze che a velocità pazzesca perde il controllo del mezzo e si va a spalmare su un palo o su un guard rail. Oppure ancora: “motociclista si schianta contro un’auto”. E lì tutti a pensare a questa moto che per motivi sempre legati ad una folle corsa ed alla leggerezza del suo conducente abbandona la sua traiettoria per andarsi a disintegrare sull’auto di un povero disgraziato che veniva in senso contrario. Non si danno spiegazioni sulla causa dell’incidente e il più delle volte si ricorre alla solita formula: “le cause dell’incidente sono al vaglio delle forze dell’ordine, ma si presume che l’alta velocità sia alla base di tutto”. E si, perché quando un centauro, motociclista o scooterista che sia, muore o si procura gravi lesioni in un incidente allora la causa sarà sempre e solo quella: l’alta velocità e la mancanza di prudenza. Ed allora ecco tutti puntare il dito sui motociclisti, categoria di strafottenti, imprudenti ed incoscienti. Ed ecco allora che sorgono come funghi predicatori saccenti che fanno andare in fibrillazione i nostri legislatori che poi finiscono per produrre leggine, divieti, obblighi, restrizioni, inasprimenti. Ma chi non capisce un tubo di moto non può immaginare che su un mezzo a due ruote, dall’equilibrio instabile come mai, si può avere un incidente mortale andando a 50 Km all’ora o anche meno. Basta che qualcuno ti tagli la strada o ti costringa ad una manovra brusca che ti porta a finire chissà dove, e sei bello che fritto. Ma un motociclista che va a finire su un palo, un albero, un muretto o su un guard rail o che prende di petto un’auto, o che inspiegabilmente esce di strada (magari per colpa di una irregolarità del manto stradale) è sempre uno che si “schianta”, anche se tutto avviene a velocità codice! Ma purtroppo lui è un motociclista, strafottente, incosciente e imprudente. C’è una spiegazione a tutto questo? Forse si. La colpa è di quei conduttori di mezzi a due ruote, che per l’appunto non chiamo motociclisti, che con le loro scorrerie hanno oscurato l’immagine del buon motociclista, rendendolo agli occhi di chi osserva come un soggetto strafottente ed inosservante delle regole. E come tutti sappiamo non è difficile fare di un filo d’erba un intero fascio.

Melus

lunedì 12 novembre 2007

Adrenalina. Impariamo a controllarla.

L’adrenalina è un ormone prodotto dalla ghiandola surrenale. Oltre ad avere la funzione di vasodilatatore delle arterie muscolari e coronariche, va a stimolare il muscolo cardiaco producendo un notevole aumento dei suoi battiti. Questo comporta un aumento dell’afflusso sanguigno in tutto il corpo, e in special modo nel cervello dove il maggior apporto di ossigeno e di glucosio lo porta a lavorare con maggiore velocità ed efficacia.Avremo quindi una risposta cerebrale più rapida coadiuvata da un’altrettanta rapida risposta muscolare.Questo ormone viene prodotto dal nostro corpo in particolari condizioni: paura, stress, pericolo, e nel caso motociclistico in particolare, dall’emozione e dall’agonismo. Quando andiamo in moto e cominciamo a forzare il ritmo, vuoi perché abbiamo deciso di andare forte vuoi perché qualcuno ci è venuto a stuzzicare… ci accorgiamo che i nostri riflessi, il nostro senso dell’equilibrio, la voglia di osare si accentuano notevolmente, mentre la prudenza, la coscienza e la maturità si affievoliscono. Ne consegue una guida arrembante, veloce e reattiva dove noi stessi stentiamo quasi a riconoscerci, ma che riusciamo a sviluppare quasi con naturalezza. E’ l’adrenalina che è entrata in circolo e che la nostra ghiandola surrenale continua a pompare poiché noi ci sentiamo sempre più forti e più sicuri e come tale continuiamo ad insistere e ad osare ancor di più. Ma ogni motociclista ha il suo limite, oltre il quale non può andare, vuoi per il tipo di moto che si conduce, vuoi per la bravura e la tecnica di guida che si possiede. L’adrenalina può farti sentire più sicuro, può stimolare al massimo i tuoi sensi, farti sentire un pilota da gran premio, ma non può insegnarti ad andare in moto oltre quei limiti a cui sei abituato andare. Facile quindi immaginare cosa può accadere in determinate situazioni ed è facile prevedere cosa potrebbe accadere ad un pischello neo possessore di una ipersportiva da 140 cavalli. Se l’adrenalina da un lato può anche aiutarti in determinate situazioni dove occorrono rapide risposte cerebrali e muscolari, dall’altro può danneggiare in quanto contribuisce a falsare la reale percezione del rischio e dei tuoi effettivi limiti. Ecco allora che occorre imparare a controllarla, o meglio, a saperla gestire. Quando ci accorgiamo che stiamo guidando in una maniera per noi inusuale dobbiamo avere la forza di volontà di rallentare ed attendere che l’effetto dell’adrenalina cessi (bastano pochi minuti). Se stiamo duellando all’ultimo sangue con qualche motociclista lasciamolo andare per la sua strada, mentre se ci siamo gasati da soli fermiamoci al primo distributore di benzina o al primo bar e fumiamoci una sigaretta (ottima per metabolizzare rapidamente l’ormone) o beviamoci sopra un buon succo di frutta. Una volta smaltito l’effetto dell’ormone ci sentiremo più calmi e rilassati e vedrete che andare in moto ci sembrerà ancora più bello e appagante.

Melus

sabato 10 novembre 2007

La passione!

L’esigenza di mollare il trambusto delle città, la voglia di percorrere spazi diversi, il desiderio di libertà, la voglia di ritagliarsi un momento tutto proprio, ci porta ad usare la moto anche nelle condizioni climatiche più avverse. Non mi meraviglio quindi quando leggo di motociclisti che nonostante una giornata con temperature proibitive inforcano la loro cavalcatura per andare a pelare le curve di qualche passo di montagna o incontrarli sotto la neve o la pioggia battente sulle nazionali o sulle autostrade. Chi non è dei nostri non potrà mai capire e magari proverà della compassione nei confronti di un disgraziato che si trova (chissà per quale oscuro motivo) a deambulare in condizioni così disagiate. Il sardomobilista penserà: guarda come si sta bagnando quel pirla, e che freddo deve sentire; male per lui che ha scelto la moto come mezzo di trasporto. Chi lo obbligava proprio oggi ad uscire con questo tempo? Vedrai questa sera che bella influenza si beccherà. Lui invece se ne sta seduto sui sedili in velluto della sua quattroruote, coccolato dal suo impianto di riscaldamento a 80 gradi e da un sottofondo musicale del suo stereo da 1000 watt. Ma quel povero disgraziato motociclista non se la sta passando affatto male! E’ ben coperto con un abbigliamento adeguato alla bisogna. Non sente freddo e non si bagna, anche se viaggia dentro una nube d’acqua. Non si sente affatto un disgraziato! Con la coda dell’occhio guarda il sardomobilista che a sua volta lo osserva compiaciuto di non trovarsi al suo posto. Nei suoi confronti il motociclista non prova invidia e nemmeno lo sfiora lontanamente il desiderio di ritrovarsi seduto in quel comodo e caldo abitacolo. Non lo scambierebbe nemmeno per tutto l’oro del mondo. Lui si sta divertendo, mentre l’altro si sta solo accingendo ad effettuare un tragitto. Ogni tanto qualche brivido di freddo sale lungo la schiena, qualche spiffero d’aria s’insinua dentro il casco, le dita cominciano un po’ a gelare, ma basta ogni tanto aprire di più la manetta del gas, impostare qualche curvetta alla grande ed ascoltare il motore che sale di giri e tutti quei piccoli disagi si dissolvono come per incanto.

Melus

giovedì 8 novembre 2007

Ma dove sono queste medie cilindrate?

In una società dove ormai il mezzo meccanico rappresenta una appendice della persona che lo possiede, e dove il benestare di un soggetto si misura in base alla lunghezza di una barca ed al costo del suo SUV, e dove la cazzutaggine di un motociclista viene valutata in base alla quantità di cavalli che quest’ultima riesce a scatenare, ebbene, dinnanzi a tutto questo fa piacere sentire che sempre più frequentemente vi sia qualcuno che continua a stupirsi del fatto che le case motociclistiche siano sempre più orientate verso produzioni di moto altamente performanti, mentre scompaiono dai listini le moto di media cilindrata, quando per media cilindrata si intendono quelle moto che vanno dai 350 ai 500 centimetri cubici. Occorre che le case motociclistiche capiscano che le medie cilindrate non sono esclusivo appannaggio di sfigati dal portafoglio sgonfio, o mezzo prediletto di neo patentati intimoriti dalla mole e dalle cilindrate, o ancora mezzo esclusivo per donne che hanno preferito la moto allo scooter. Le case motociclistiche devono capire che il futuro della moto non può essere solo incentrato su un aumento costante delle cilindrate e dei cavalli fino all’infinito, e che invece quanto prima si ritroveranno a dover affrontare una inversione di marcia, proprio in base agli elevati costi del carburante, alla scarsezza e alla durata delle scorte, all’effetto serra. Ma a prescindere dai problemi ambientali penso che sia venuto il momento, per le case motociclistiche, di rimboccarsi le maniche e cominciare a sfornare qualche bel modello di media cilindrata con motorizzazione moderna, leggera, economico nei consumi e nella manutenzione, performante nella sua classe di cilindrata, senza andare a depotenziare modelli di maggiore cilindrata o a ripescare i soliti progetti anni 70’ – 80’ riveduti e corretti. Non moto mortificanti per motociclisti mortificati, così come sembra che vadano le cose oggi, ma moto di nuova generazione per motociclisti intelligenti che intendono ancora usare le due ruote per divertirsi e non solo per correre, che sanno benissimo che con 50-60 cavalli alla ruota e una moto leggera si può fare proprio di tutto.

Melus

martedì 6 novembre 2007

Il rapporto stechiometrico. Quel rapporto… che ci fa tanto male!

Quando si parla di inquinamento generato dai motori a combustione interna si citano monossido di carbonio, anidride carbonica, ossido di azoto, zolfo, piombo, polveri sottili etc, etc.. Ma spesso si tralascia un dato molto importante, ovvero che gran parte dell’inquinamento che produciamo con i nostri motori è anche dovuto alla quantità di aria che gli stessi propulsori aspirano e che letteralmente bruciano distruggendo ogni molecola di ossigeno, tanto per intenderci, quella che a noi serve per respirare. Il rapporto stechiometrico indica la quantità d’aria e la quantità di benzina necessari per formare quella miscela che opportunamente compressa nella camera di scoppio verrà poi fatta esplodere da una scintilla. Il rapporto per i motori a benzina è in media di 14,5 a 1, ovvero 14,5 parti di aria (in peso) e una parte di benzina. Quindi affinché un motore possa utilizzare un grammo di benzina per la sua alimentazione occorre che questa venga combinata ad una quantità d’aria pari a 14,5 grammi. Considerato che il peso specifico di un litro d’aria, in condizioni ottimali, equivale a circa 1,25 grammi, ne consegue che per bruciare un grammo di benzina occorrono circa 11,6 litri d’aria!!!!!
Se rapportiamo tali quantità d’aria bruciata ad un consumo di 30 chilogrammi di carburante (peso specifico della benzina 0,75Kgl), ovvero a 40 litri, vedremo esaurire delle quantità d’aria (respirabili e quindi di tutti) pari a circa 348.000 litri. Anche se dallo scarico delle auto, delle moto e dei ciclomotori, dopo la combustione dovesse uscire essenza di gelsomino e nessun altro veleno avremmo da noi soli sottratto all’atmosfera quantità enormi d’aria respirabile. Sarebbe quindi interessante tenere d’occhio anche questo problema, ovvero quello dell’esaurimento delle scorte d’aria, considerato anche che il pianeta non riesce più a rimpiazzarle. Sarebbe anche interessante oggi, oltre a indicare il consumo di carburante di un motore a combustione interna, che si indicasse anche il consumo d’aria nell’arco dei cento chilometri. Forse potrebbe farci riflettere!


Melus

Le donne “zainetto”.

Cercano col lumicino il loro centauro, e più la moto è potente, sportiva e scomoda, più loro sono appagate. Poco importa se il centauro è un pivello, se non ha esperienza e maturità nella conduzione di una supersportiva. L’importante è che dia tutta manetta e la faccia inebriare di adrenalina. Quello che può venire dopo ha poca importanza! Il suo cavaliere è lì davanti tutto ingobbito sopra quel piccolo manubrio, mentre armeggia con freno frizione e cambio in una spasmodica lotta contro lo spazio e il tempo. Le ansie, le paure, le colpe, le responsabilità, la prudenza, cessano di esistere. Quello che conta è la strada che corre velocissima dinnanzi a loro e quel motore che urla come un dannato. L’adrenalina scorre a fiumi e libera tutti e due da ogni pensiero e forse…… da ogni frustrazione. Si dimentica tutto il mondo circostante! Solo loro due su quel mostro meccanico comandato dalla loro stessa volontà. E lui, il centauro, senza un attimo di respiro va come un dannato! Si sente grande perché in quel momento è padrone di due vite: la sua e quella della povera compagna. Lei non dimostra di aver paura, anzi! Dopotutto davanti c’è il suo cavaliere, colui che la proteggerà per sempre. E così tutto il corso della sua giovane esistenza sta su quella piccola porzione di strapuntino! Lo studio, il lavoro, le ambizioni, le speranze, i genitori, i loro sforzi per tirarla su, per darle un’adeguata istruzione. Adesso tutto questo è nelle mani di un deficiente che crede di dimostrare chissà che cosa, forse la sua virilità, forse la sua bravura, ma che non si è mai soffermato un attimo a riflettere sulla grande responsabilità che porta dietro le spalle.
Povero zainetto!

Melus

domenica 4 novembre 2007

Manico, smanettone, fermone. Le tre identità del motociclista.

Il manico: Animale da asfalto, gode di una particolare sensibilità che gli consente di sfruttare fino all’estremo limite le prestazioni e la meccanica del suo mezzo. Il suo campo di battaglia è il misto, meglio se stretto, dove riesce ad esprimere la sua naturale vocazione. Il suo divertimento maggiore è dare la paga a motociclisti con mezzi più performanti e blasonati. Corre dove c’è da correre e rispetta quando può i limiti di velocità. Uno dei suoi maggiori pregi è quello di conoscere a menadito il territorio dove generalmente agisce. Sa esattamente dove frenare, dove aprire, dove trovare il giusto punto di corda, quanto inclinare, quanto osare. Nonostante agli occhi di un inesperto possa sembrare uno spericolato, lui ha sempre la situazione sotto controllo e non effettua mai manovre che possono mettere a rischio l’incolumità altrui. Ama la moto più di qualunque altro motociclista e la considera come parte integrante del suo corpo. Non è portato agli imbellettamenti, ma tiene molto alla sostanza e quindi all’efficienza delle parti meccaniche, pretendendo il meglio dalle sospensioni, dai freni e dalle gomme. Non nutre molta simpatia per le forze dell’ordine e per gli autovelox ma riesce a conviverci senza subire grossi danni.

Lo smanettone non ama il mezzo di per se, conosce poco la sua meccanica e molto volentieri ne affida la manutenzione alle cure di un meccanico. Le sue moto sono sempre tirate a lucido, potenti, ben assettate e…..rumorose. Non brilla particolarmente per bravura ed ecletticità. Il suo campo di battaglia è qualunque luogo dove si possa spalancare la manetta del gas e scatenare tutta la cavalleria, ma non fa mai le cose per bene. Uno dei luoghi dove preferisce sfoderare le sue velleità corsaiole è il centro urbano e le strade di periferia. Ama inanellare duelli con altri motociclisti, specie se di calibro inferiore, ma quando incontra un manico….. In autostrada non disdegna le puntate al massimo dei giri, ma nei curvoni veloci mostra la corda. Quando l’adrenalina entra in circolo ai livelli massimi è capace di qualunque azione, anche superare un rivale invadendo la corsia opposta in una curva cieca. Per questo alcune volte assaggia il morso dell’asfalto e altre volte……E’ un grande cultore dell’after market con parti speciali in lega leggera, silenziatori aperti, centraline modificate, e gomme a non finire. Non considera la moto come parte integrante del suo corpo ma semplicemente un oggetto su cui farsi notare, sia visivamente che acusticamente. Generalmente non ama i lunghi tragitti come non gradisce avere un passeggero dietro la sua sella. Odia le forze dell’ordine e i limiti di velocità. Gli autovelox sono il suo peggior nemico, mentre non disdegna di adottare sistemi che possano rendere difficoltosa l’identificazione della sua targa.

Il fermone non ama correre nè gareggiare. Lui apprezza la moto principalmente come mezzo che gli consente di muoversi liberamente a contatto con la natura. Predilige moto con elevate dosi di coppia motrice che richiedono un moderato uso del cambio. Conosce bene la meccanica della sua moto ma non osa metterci le mani. Cura scrupolosamente la normale manutenzione e molto spesso si diletta nella pulizia e alla lucidatura del suo mezzo. Predilige l’autostrada e il misto veloce ma non si diletta a far strisciare le pedane sull’asfalto. Tiene sotto controllo il contachilometri ma ignora completamente il contagiri. La velocità non lo esalta particolarmente e se deve correre lo fa solo in determinati frangenti. Il tragitto che deve percorrere viene da lui considerato come parte del divertimento e lo centellina chilometro dopo chilometro. Ama le moto che consentono una postura corretta e non disdegna i lunghi percorsi. Le sue moto sono spesso dotate di borse e di sella abbastanza accogliente, anche per il passeggero, con cui ama condividere i piaceri di questa pratica. Quando esce in gruppo lo fa solo ed esclusivamente con motociclisti selezionati che la pensano come lui. Adotta una guida particolarmente responsabile quando ha un passeggero alle spalle. Non è portato ad effettuare modifiche nel suo mezzo, tranne che per migliorarne il confort e la capacità di carico. Tollera le forze dell’ordine poiché non ha nulla da temere, ma alla loro vista prova sempre un pizzico di timore, poiché quando loro vogliono…..

Melus