Subscribe to my full feed.

mercoledì 31 ottobre 2007

Il motociclista misterioso.

Transitava ogni sera davanti alla mia abitazione, con la stessa puntualità di un trenino locale. Il suo ritmo di marcia era sempre lo stesso, come le stesse erano le sue traiettorie, le frenate, i cambi di marcia. Siamo negli anni ’60, quando le strade di periferia, completamente sgombre dal traffico, consentivano di marciare con il ritmo preferito senza problemi di sorta. Io, ancora ragazzo, lo attendevo ogni sera sotto casa, stando seduto sul muretto all’angolo del crocevia. La sua moto, una stupenda Gilera 300 (una maxi moto per l’epoca) la riconoscevo perfettamente già da lontano. Le marmitte Silentium scandivano in maniera celestiale gli scoppi emessi dal suo bicilindrico parallelo. Una vera musica! Prima di giungere al crocevia il nostro centauro scalava in rapida successione due marce e come su un binario infilava con precisione micrometrica la svolta a destra. Ancor prima di raddrizzare la moto apriva la manetta del gas e con una entusiasmante progressione snocciolava nuovamente terza e quarta.
Io lo avevo denominato il motociclista misterioso poiché il suo perfetto abbigliamento (giubbotto di pelle, guanti alla moschettiera, casco e occhialoni), donava al nostro soggetto un alone di mistero. Ebbene, il motociclista misterioso divenne il mio idolo, l’esempio di come avrei guidato una moto quando sarei diventato grande. Quando finalmente ebbi la possibilità di mettermi a cavalcioni di una Vespa 50 mi ritrovai, nel mio piccolo, ad emulare lo stile di guida del mio idolo. Mentre tutti i miei compagni con altrettanti ciclomotori trascorrevano intere giornate cimentandosi in stupide evoluzioni ed in puerili virtuosismi delle due ruote, io mi dedicavo da solo nell’esplorazione dei dintorni, effettuando delle escursioni fuori porta. Pur guidando un mezzo utilitario e dalle prestazioni modestissime mi comportavo come se avessi avuto fra le mani una vera moto. Ho continuato così fino al giorno in cui io stesso potei acquistare (usato) un Gilera 300 B Extra, e non vi dico che soddisfazione. Dopo quella moto ne seguirono tante altre: italiane, giapponesi, tedesche, e su queste ho percorso centinaia di migliaia di chilometri, senza mai un incidente, senza mai una banale scivolata. Fortuna? Bravura, Eccessiva prudenza? Santi protettori? Sinceramente non lo so. Fatto sta che ormai vado su due ruote da oltre quarant’anni e fino ad ora me la sono sempre cavata rimanendo saldamente in sella. Una cosa comunque mi ha aiutato, e personalmente ne sono convinto: il motociclista misterioso! Il sogno di potere un giorno guidare come lui ha forse contribuito alla mia “formazione motociclistica”.
Naturalmente tutta questa storia ha una morale che voi avrete naturalmente percepito. Per questo vi dico, cari amici motociclisti in erba, di essere più umili, e di seguire sempre i consigli e gli esempi di coloro che usano la moto con coscienza e correttezza. Evitate di farvi condurre fuori strada da chi utilizza questo mezzo con eccessiva superficialità.

Melus

Grazie moto!

Quando durante il corso della nostra vita accadono degli spiacevoli eventi che colpiscono la nostra sfera famigliare, la visione di tutto ciò che ci circonda cambia di colpo assumendo una dimensione completamente diversa rispetto a come la percepivamo prima. Molte cose che ritenevamo di primaria importanza passano in secondo piano e molte cose che consideravamo divertenti e irrinunciabili diventano ai nostri occhi futili. E’ come se si acquisisse una particolare sensibilità che ci fa vedere le cose in maniera diversa, forse proprio in quella giusta! Ci si rende conto di quanto sia importante e cara la vita e di quanto sia duro combattere per mantenerla.
La prima cosa che viene in mente durante uno di questi momenti è proprio quella di considerare certi svaghi o certe abitudini, prettamente insignificanti. Anch’io ho attraversato una di queste spiacevoli fasi e non posso negare di essermi sentito cambiato.
Persino la moto non mi trasmetteva più quelle emozioni che solitamente mi donava.
Non era più il rifugio dai miei momenti di stress, il mezzo che mi consentiva di godere la natura, di rimanere solo con me stesso a meditare, di gettare dietro le spalle tutti i problemi quotidiani.
Era diventato semplicemente un oggetto di metallo e plastica, inespressivo quanto ingombrante. Nessun desiderio di montarci sopra, nemmeno la voglia di accenderla ogni tanto. L’interruttore che era rimasto acceso per tanti decenni e che aveva contribuito a fare dell’essere motociclista lo scopo primario della mia vita adesso era in zona “off”, completamente spento. Poi un giorno, dopo aver riposto l’auto nel box, un’occhiata distratta cade sul voluminoso telone che copre la moto: porca miseria da quanto tempo non la tocco, forse più di un mese. Metterla in moto per qualche minuto non le farebbe certo male! Al primo tocco del pulsante il motore prende immediatamente vita, ma l’aria nel box diventa subito irrespirabile. Meglio uscirla nel corridoio e farlo girare per qualche minuto. Ma dopo qualche attimo i cilindroni cominciano a scaldare mentre i collettori emanano il caratteristico odore di arrosto. Il motore ha fame d’aria ed io non posso rischiare di farlo grippare così stupidamente. In un baleno stacco dall’appendino la giacca, esco dalla sacca il casco e sono già sulla rampa che porta all’uscita. Fuori la giornata è stupenda e limitarmi a fare il giro dell’abitato mi sembra troppo riduttivo. Se voglio far caricare la batteria occorre girare ad un regime costante e per far questo non c’è di meglio che l’autostrada. Imbocco immediatamente la Palermo-Trapani e comincio a snocciolare le marce. Il casco modulare comincia a brontolare dietro la turbolenza generata del parabrezza, segno che abbiamo raggiunto la giusta velocità di crociera. Non ho più marce da infilare poiché se così fosse sono certo che lei, la mia BMW le accetterebbe, tanto la spinta del suo boxer è forte e vigorosa. Cinisi, Terrasini, Trappeto, Balestrate. Ad ogni svincolo sono tentato di entrare poiché mi sto allontanando troppo dalla base, inoltre il mio abbigliamento arraffato in tutta fretta non è molto adatto per la bisogna. Ma quel motore che sembra aver acquistato una forza tutta nuova mi chiede di spingere ancora, di andare avanti! Continuo ancora e infine prendo lo svincolo per Castellammare del Golfo e salgo verso il belvedere dove finalmente mi fermo. Un panorama mozzafiato si presenta ai miei occhi. Porca miseria, ma che ci faccio qui davanti a questo paradiso?
E dire che un’ora fa mi trovavo in città fagocitato da mille pensieri ed ora eccomi qui, svuotato da ogni pensiero. Provo quasi vergogna per questo infinito godimento, per questa fuga in un certo senso fuori luogo, ma qualcosa mi dice che alla fine è giusto così. Mi giro e guardo la mia moto che sotto i raggi del sole sembra brillare di luce propria. Grazie a lei mi trovo qui, grazie a lei sono riuscito a staccare per un attimo la spina, a riprendere fiato, a capire che il mondo che ci circonda è ancora lì dove lo abbiamo lasciato e che la vita continua ancora.

Melus

mercoledì 24 ottobre 2007

Minchia, signor harleysta!!!

Una moto che non frena, che non curva, che non corre. Minchia signor harleysta, che cancello ti sei comprato. Ti hanno venduto il ferro per oro colato. Due cilindri da 1800 con una manciata di cavalli vapore, donano tanta coppia ma anche tanto torpore. I calci in culo appartengono ad un’era antica, quando queste moto si contavano sulle punte delle dita. Quant’ acqua è passata sotto i ponti e quante innovazioni ci son state ma queste moto restano sempre le stesse, come quando furono inventate. Hanno aggiunto qualche tampone di gomma e qualche equilibratore, ma la resa è sempre quella, la stessa di un trattore. Adesso ci sono eserciti di harleysti, rozzi, incazzati e mal visti. Caschi neri, borchie cromate, pantaloni di pelle, tutto griffato, persino le bretelle. Vorrebbero far credere che son dei duri e camminano sempre in gruppo per sentirsi più sicuri. L’oscurità è il loro momento più appropriato quando con le supertrap svegliano un intero abitato. Il fresco della notte gli è molto congeniale, perché senza di quello son difficili da raffreddare. Con tutto quel cromo che gli hanno buttato addosso i poveri harleysti lavoreranno a più non posso. Passeranno un quarto della loro esistenza a usar olio di gomito con estrema indulgenza. Ma a cosa serve tanto splendore su una motocicletta se poi non cammina e si comporta come una carretta? Che forse quei lustrini sono lì montati per attirare le allodole ed i motociclisti un po’ avventati? Minchia signor Harleysta lo so, te ne sei fatto una ragione, ti senti un americano come nel film di Albertone. Ma a queste moto l’Italia viene stretta, e far le curve per loro rappresenta una disdetta. Andare su strade larghe sembra una loro inclinazione e se son sempre dritte ti risparmi qualche ruzzolone. Ma si, in fondo in fondo sei un motociclista particolare a cui poco interessa correre, e per nulla piegare. Il sound della tua moto ti ripaga di tutte le torture, dai quintali che devi sostenere e dalle immense calure. I pantaloni di pelle che tu indossi non sono certo un’opzione, ti fanno tanto figo ma ti proteggono da una sicura ustione. Michia signor harleysta, lo so che sei innamorato di questo sound che tiene sveglio un intero abitato. Adesso non contento di tutto questo sei andato persino in Vaticano a far sentire al Papa un po’ del tuo baccano. (vedi articolo dal titolo “ed il Papa si svegliò”) Era notte fonda e tu l’hai svegliato, dalla sua finestra si è accesa una luce ma non si è affacciato, è rimasto a letto a meditare su questa umanità che è proprio da… gettare. Qualcun altro quella sera si è svegliato, non era il Papa ma solo un semplice impiegato, si è accesa la luce ma non è rimasto a letto a meditare, si è semplicemente affacciato mandandovi tutti a ca@@re.

Si scherza.

Melus

Minchia signor automobilista!

Su questo mezzo che di equilibrio non ne vuol sapere, tu mi tagli la strada, senza pensare a cosa potrebbe accadere. Minchia signor automobilista, se non avessi avuto un po’ di esperienza sarei già finito a terra, steso ad aspettare un’ambulanza. Tu segui la legge del più grosso e del più forte perché sai benissimo che noi motociclisti non sfidiamo la sorte. Ti sei comprato il SUV, un mostro alto due metri e cinquanta con delle ruote che solo a guardarle uno si spaventa. Ma che ci devi fare con questo carro armato se giri sempre in città e non sei un soldato! Di lassù tu domini il mondo con il tuo sguardo, mentre le auto dei comuni mortali sono solo un ricordo. E quando ti accosti a noi dall’alto del tuo casotto ci guardi come per dire, scansatevi o vi metto sotto. Seduto sulla tua poltrona di pelle primo fiore guidi con un occhio alla strada ed uno al televisore. E mentre conversi con l’amante usando il vivavoce mi mandi a quel paese se ti lampeggio con la luce. Lo so che c’hai i soldi per mantenere quel carrozzone, che paghi il bollo salato e anche l’assicurazione, ma tutto questo non ti deve far pensare che puoi salirci addosso e mandarci tutti a ca@@re. Hai speso 60 mila euro in contanti o ti sei subissato di cambiali, per dimostrare cosa, che tutti non siamo uguali? Lo Stato vi protegge e ve lo ha dimostrato perché dove lo trova un fesso che paga così salato. Un piccolo spostamento a voi costa una liquidazione, cinquanta litri di benzina per recarsi alla stazione. E se poi ci vuoi fare un viaggetto con quanto spendi ci sistemi un senzatetto. Minchia signor automobilista che pollo che sei stato, ti sei fatto un mausoleo per far campare lo Stato. Adesso si comprano anche gli Hammer, dei mezzi militari, che gli americani adoperano per far le guerre e per i safari. Te li vendono anche con dei gadget di guerra, con vetri blindati, mitragliatrici e missili terra terra. Io già ti vedo circolare nel centro urbano pronto a sparare a chi ti capita sottomano. Minchia signor automobilista che mi sembri strano, ora che sei sceso dal tuo SUV mi sembri quasi un nano. E dire che lassù sembravi un gigante, tanto eri tronfio e dal comportamento arrogante. Adesso che ti muovi senza le tue coperture, ti vedo persino timido e pieno di paure.

Si scherza un pochino.

Melus

Minchia, signor poliziotto!

Dopo la mia recente separazione, la batosta degli alimenti, le spese di convocazione, mi faccio un giro in moto per scaricare un po di bile e lei che fa, mi punta il suo fucile? Minchia signor poliziotto, in una stradina che manco ci passa un cane e che sono più le buche che il catrame, lei mi contesta 600 eurini che tolgo dalla bocca dei miei bambini. Anche 10 punti dalla patente mi ha levato, proprio oggi che mi sentivo risollevato. Minchia signor poliziotto, con quel laser mi ha fregato! Ma non potrebbe chiudere un’occhio, anzi il suo obiettivo, e dire al suo collega che non sono recidivo, che proprio quel giorno ero un po’ disorientato e che un po’ d’aria in viso mi avrebbe ritemprato. Dopotutto m’ha puntato a duecentoventi su una moto che nemmeno li senti, e per di più ero soprapensiero, preso dalla rabbia e dal desiderio. Minchia signor poliziotto, quando l’ho visto ho subito frenato perché forse andavo un tantino più sparato, mi pare che lago fosse sui trecento, ma glielo giuro che l’ho tenuti solo per un lampo. Il limite è 50, io lo capisco, e 170 in più sono un abbisso, ma caro agente cerchi di capire, non sono moto fatte per soffrire! 100 all’ora io li faccio in una tirata, con la prima marcia sempre ingranata, e se scendo a 50 e infilo la seconda il motore pare che si spenga. Minchia signor poliziotto, mi lasci andare, 600 euri sono tanti e ciò le rate da pagare. Faccia finta che quel raggio ha colpito qualcosa di passaggio, un oggetto non identificato che filava come un dannato. Lei dice che non si può fare? E che anche il mezzo mi verrà sequestrato? Michia signor poliziotto come mi ha incu#@to.

Si scherza un pochino.

Melus

Minchia, signorina "zainetto"!

In questa domenica di maggio, che una volta era di primavera, mi sembra già ferragosto tanto il caldo e la gente che c’era. Tutti in coda a 50 all’ora, fra auto, furgoni e camper della malora. E mentre fradicio di sudore maledivo la mia giacca di cordura le mie labbra si screpolavano per il caldo e per l’arsura. Avevo sbagliato tutto quel giorno, pensando al fresco del ritorno. E mentre maledivo l’attimo in cui intrapresi quella missione, una moto tutta verde si affiancò al mio borsone. Nulla da ridire per quel colore troppo sgargiante, ma una cosa mi lasciò di stucco veramente. Una ragazzetta seduta sopra un trespolino, spalmata sulle schiena di quel povero tapino, e la cosa che attirò la mia attenzione fu vedere il suo sedere senza veli né immaginazione. Minchia signorina zainetto, io sono qui che sudo sotto questo scafandro e lei mi mostra il culo, ma stiamo scherzando? Che lei non senta freddo è questione di gioventù, ma quel culo io lo vedo! Si tiri i pantaloni più su. Capisco che queste cose si vedono anche al mare, ma qui siamo in autostrada e non dovrebbe capitare. Adesso che la moto è dinnanzi a me l’immagine si fa più interessante, e mi accorgo di un altro particolare veramente inquietante. La ragazza è tutta rannicchiata che sembra stia per essere “montata” e sotto il suo sedere, quasi a contatto dei pantaloni, spunta un coso nero……. è lo scarico Termignoni. Minchia signorina zainetto, ma quel coso sotto le chiappe non le fa nessun effetto? Adesso la strada si fa libera e la colonna comincia a camminare ed anche le nostre moto riprendono a tirare. Lo zainetto si sistema meglio in quella posizione strana, dallo scarico esce un tuono e la moto si allontana. Il suo cavaliere ha aperto la manetta e adesso di adrenalina faranno incetta. Ma prima di schizzare via lei mi lancia un sorrisino. Sembra volesse dire: ti è piaciuto il mio spettacolino?
Si scherza un pò.

Melus